Dare consigli è una grande responsabilità, un grande peso, non solo per le persone tendenzialmente indipendenti che alla fine ti ascoltano tanto quanto e fanno a modo loro, ma per quelle insicure che si fanno influenzare con una percentuale del 90 % da quello che dici e allora si che sono guai, l'amico in questione si mette nelle tue mani , ti affida la sua vita, e li una parola può portarlo ad una scelta ponderata piuttosto che ad una completamente insensata. Chi sono io per dire cosa deve fare? in genere quando do un consiglio cerco di mostrare alla persona un lato della faccenda che non ha considerato, se lei parla solo del lato A io gli mostro e discuto del lato B in modo che, dovendo decidere, possa avere una visione più completa possibile del problema, ma in questo caso? Lavarsene le mani non è possibile , sbattere la persone in questione contro il muro porterebbe a pochi risultati, parlandoci finirei per prendere io la decisione al suo posto, che fare? l'unica cosa che mi viene in mente è rispettare la sua scelta e dirle ok io sono qui, se ti serve una baby sitter, un posto dove stare o una spalla su cui piangere chiamami.. alla fine forse lei ha una visione più completa della cosa e se dio aiuta gli ingenui e gli spericolati allora sarebbe a posto.. il futuro ci dirà la verità su questa scelta, è il suo percorso e anche un errore a volte può portare un beneficio, vedremo..
io mi butto poco nella vita, prima di ogni azione rifletto e calcolo, lei è diversa, rispetto la divergenza di opinioni perché so che non posso decidere io e che la scelta è sua.. incrocio le dita per lei..
vi farò sapere
scusate il post oscuro ma sono un tantino in dubbio
un bacino
A volte le persone mi annoiano , con tutta la buona volontà mi sembra sempre che la maggior parte di loro preferisca mettere una x su l'acquisto di un blocco di idee da ripetere poi, in modo superficiale e vuoto, ogni qualvolta ne abbia l'occasione. Ci sono mucchi di idee e tutti scelgono di essere PRO E CONTRO, nessuno cerca la sua forma, la sua opinione, la sua idea. Nessuno cerca il suo modo di unire le idee degli altri per creare una nuova idea del tutto personale, nessuno cerca di creare ,tutti ( o la maggior parte) mettono una x su opinioni e argomentazioni e le assorbono in blocco. Che noia. Mi sembra di non ascoltare niente in quello che la maggior parte degli altri mi dice che non possa ritrovare in un libro, o in un tg o in un blog. Che barba.
Prendiamo i pedofili , l'idea oggi di moda, quella che tutti ripetono è la seguente: se ne beccassi uno io neanche lo ammazzerei ,sarebbe troppo poco, no io lo turturei e gli taglierei i genitali. Tutte le volte che me lo dicono ne resto sconvolta, provo a controbattere ma la persona in questione assume sempre l'aria paziente di chi parla con un scemo e resta in silenzio senza avere più niente da dire, nella maggior parte dei casi ti becchi puro sguardi strani o ragionamenti del tipo”tu sei dalla loro parte ergo ti piacciono i bambini in quel senso”(mi è successo)o “difendi un mostro quindi sei un mostro”non so se ridere o piangere.
ma ragioniamoci su.
Quello che mi colpisce nella dichiarazione su citata è l'assoluta noncuranza con cui si è disposti a passare sull'umanità di un altra persona appena essa supera la nostra idea standard di buono o cattivo o quando mette in discussioni i nostri valori. non si pensa ad un rimedio , ad una cura, ad un'assistenza psichiatrica.. No, noi i pedofili non li vogliamo proprio vedere, vogliamo eliminarli fisicamente e togliere loro quella parte che ci crea tanti problemi. Per questa gente loro sono solo un elemento di disturbo da cancellare al fine di mantenere l'ordine sociale: mettetelo ovunque ma toglietemelo davanti .NON LO VOGLIO VEDERE. Non ci voglio pensare. non me ne voglio preoccupare. toglietelo. voglio la mia quiete, la mia pace , il mio letto e la mia casa pulita. voglio la testa sotto il cuscino. Voglio essere sicuro di vivere in un mondo buono, bello , equilibrato . Eliminatelo. a mio parere il movimento delle rotelline nel cervello di chi ripete a pappagallo questi discorsi è questo. i pedofili ci disturbano perché mettono in discussione un istinto atavico di protezione verso i cuccioli, la reazione è brusca di odio , rabbia, indignazione, violenza.
la maggior parte delle persone se ci pensa (cosa rara credo)si ferma a queste emozioni senza esaminarle; io però sono un fantasmino: non ho una mia corporeità e quindi mi piace entrare per un attimo nei panni degli altri e vedere le cose dal loro punto di vista. lo faccio per sentirmi piena io stessa e per sperimentare per qualche secondo una vita diversa, un punto di vista a me sconosciuto. prendiamo un pedofilo , una persona che usa stratagemmi sottili e arguti per colpire la parte debole della nostra società: i bambini. Forse un essere tormentato, forse semplicemente malato , forse vittima di una sessualità deviata, chissà. Si fa presto a dire siamo umani devi trattenerti, ma se la tua unica fonte di piacere sessuale sono i bambini? che fai? smetti di fare sesso in una società che pone il sesso al centro d'ogni movimento?in una società il cui il centro del proprio io è il sesso?Mica facile eh..ma comunque dovresti trattenerti ma non lo fai, entri in carcere e ti fai i tuoi annetti , esci senza nessuna riabilitazione psicologica, senza aver capito cosa ti ha portato a quei gesti, esci esattamente come sei entrato e con in più il bollo di pedofilo che ti preclude molte strade oneste e felici, che cosa farà un uomo così secondo voi??
Quello che voglio dire è che l'idea di " non voglio pensarci"," è cosi", non si può far niente , l'importante e tenerlo fuori dalla società per un periodo, tutte queste idee sono cazzate e non solo non aiutano la persona ma sono proprio negative per la società in se, in quanto incrementano l'odio in una persona già di per se subdola e a volte violenta. a mio parere la soluzione è nelle cure psichiatriche e mentali dell'individuo , ma non sterili e fini a se stesse, ma unite ad apposite attività di riscoperta del mondo e dell'amore che contiene.
sarò stupida ma non me lo spiego.
il pedofilo è un uomo che ha trasgredito delle regole socialmente accettate nel modo peggiore, ok andiamo avanti , facciamo in modo che capisca il suo errore, facciamo in modo che possa crescere come essere umano e diventare una persona migliore. io sono per la riabilitazione, l'aiuto e il sostegno non a base di calci( se non sotto forma di stimoli forti) ma di umanità. ecco ho messo anch'io la mia x ma spero di esserci arrivata per conto mio.. non so di certo queste cose seppur banali non le ho prese da nessuna parte se non dalla mia mente.. da un po' ho una idea non so se avrò le palle e i mezzi per realizzarla, ma chissà , più ci penso più credo che sarebbe quello che vorrei, vedremo..
Un' ultima riflessione: a volte i pedofili sono essi stessi vittime di abusi sessuali, per le persone comuni le vittime di questi “mostri” sono esseri innocenti da amare e coccolare, esseri che suscitano pietà e sentimenti positivi anche se fin da piccoli magari sviluppano strani atteggiamenti. eppure da grandi quegli stessi bambini verranno visti essi stessi come tremendi mostri. Non siamo un po' ipocriti nei nostri sentimenti? Non tendiamo ad assumere una prospettiva un po' limitata? non cerchiamo di dividere tutto troppo facilmente in compartimenti stagni ? il bambino è buono perché innocente, il pedofilo cattivo , ma esistono d'avvero differenze cosi nette? mettersi nei panni degli altri non dovrebbe essere qualcosa da imparare a fare con tutti al di là se ci piace o no quello che fa? chissà..
ditemi la vostra..
un bacino
Sono dell'idea che ognuno di noi ha in se una scintilla, un'abilità, una capacità che ha solo lui e che lo rende un po' magico a se stesso e agli altri. C'è chi è un mago nell'intagliare figure nel legno, chi è il più bravo nel costruire strutture di bicchieri, chi è un genio dello scrivere. Io sono brava con i gratta e vinci . Quando sono in carenza economica so esattamente dove e quando andare a comprarli e guarda caso vinco nel 90-95% dei casi. E' un istinto, cammino per strada è improvvisamente sento che devo comprare un gratta e vinci in quel negozio , lo compro e vinco.mi sveglio la mattina e so che alle 5 di pomeriggio devo comprare 3 gratta e vinci in quel tabacchino, lo faccio e vinco.
mi sono informata in giro, per alcuni questi fenomeni sono dovuti al fatto che possediamo capacità che non sappiamo di avere ma che attiviamo inconsciamente quando siamo nei guai, più o meno lo stesso fenomeno per cui in un treno che deraglierà ci saranno meno passeggeri di quanto ce ne sarebbero dovuti essere nello stesso giorno alla stessa ora in un qualsiasi altro giorno. O forse anche come quando siamo in pericolo e per salvare noi stessi o un altro scopriamo una forza fisica maggiore di quanto ne avremmo normalmente , una forza che ci permettere di compiere imprese superiori alle nostre forze. credo che qui sia lo stesso, solo che invece di forza fisica si parla di forza mentale.
secondo alcuni la mia capacità di vincere sempre ai gratta e vince potrebbe essere un segno della provvidenza , di una forza benigna che veglia su di noi o forse di semplice fortuna.
forse hanno ragione tutti e forse nessuno, io so solo che funziona. E' la mia piccola capacità segreta che non mi rende ricca ne mi cambia la vita, ma la rende più piacevole e mi fa affrontare le cose con un sorriso e una fiducia un po' diverse.
tutto qui
un bacino a tutti
Come diceva un monaco buddista nel film samsara:
A volte per imparare davvero qualcosa è necessario disimpararlo.
Credo sia cosi, secondo me infatti è molto diverso non fare qualcosa solo perchè altri ti hanno detto di non farla(religioni, convenzioni sociali) o per pigrizia , paure delle conseguenze o solo perchè si è conosciuta solo una visione del mondo e si ha troppo paura per metterla in dubbio.
Quando invece metti in discussione quello in cui credi , sperimenti sulla tua pelle gli effetti e di conseguenza se decidi di non compiere più un'azione è per consapevolezza e non per pura fiducia o pigrizia.
Credo di essere a questo punto.. Adesso che ho messo in discussione, esaminato, infranto ogni singolo valore e principio in cui credevo , adesso che ho fatto questo, sono pronta a riesaminare il tutto e decidere liberamente quali valori perseguire e quali no, e quindi decidere chi voglio essere. in piena libertà e consapevolezza però = )
Oggi sono cresciuta un po' e ho imparato qualcosa di nuovo.. non succede spesso e sono abbastanza felice .. non entro nei dettagli perché non vuole essere un post autocelebrativo ma solo una regolare riflessione di fine giornata(la scrivo qui solo per spirito di condivisione.)..
in pratica mi sono trovata tra scegliere tra andare ad un concerto a cui tenevo parecchio e prendermi cura di un vivace e malato cucciolo uggiolante (che tra parentesi risulta alquanto antipatico al mio cane)per qualche giorno.. ho preso il cucciolo senza riflettere su quello che mi stavo imbarcando(uggiolii e lamenti appena ti allontani di pochi metri e per pochi secondi, mordicchiamenti vari e vicini sul piede di guerra..) , l'ho preso appunto solo perché abbandonato, per curarlo per qualche giorno(brutta tosse) e riportarlo al canile.. insomma ho trovato a botta tantissime difficoltà che non avevo valutato pur avendo io stessa un cane( considerando che il cane era già stato a casa di altre volontarie, contavo avesse imparato a star solo almeno per qualche minuto senza lanciarsi in strazianti lamenti come di fatto fa) ed essendo che tra parentesi curare il cane significava perdere il concerto , farmi impallare dai vicini e probabilmente perdere il corso di domani mi sono un po' fatta scoraggiare senza provarci a pieno, perché appunto lasciarlo ad un altra volontaria era più semplice, così ho richiamato dicendo che erano sorti troppi imprevisto col mio cane e se potevano riprenderselo.. ammetto il mio sommo egoismo in questo.. con questo discorso ho incasinato un po' di persone(sia per il concerto che per le altre volontarie) ma alla fine credo di aver fatto la cosa giusta, per una serie di eventi(il fatto che avrei perso il concerto comunque ,il ritardo di alcune volontarie e il rendermi conto che affidando il cucciolo ad una altra volontaria mi sarei comportata esattamente come le persone che adottano i cani per un capriccio e poi li riportano dopo due giorni con motivazioni assurde, e ragionando sul fatto che riportandolo non sarei stata migliore di chi abbandona i cani per strada, ok è diverso ma la mentalità è quella.. ho capito che mi stavo comportando da str..nza e che stavo sbagliando in questo ) ho deciso di tenere il cucciolo e di prendermene cura al meglio.. ho perso il concerto(anche se poi avevo la possibilità d' andarci) e altre cose ma ok so, che seppur con qualche titubanza, ho fatto la cosa giusta e mi sono presa le mie responsabilità . Ne sono contenta e il fatto che appunto non l'ho fatto d'stinto ma con tante titubanze , dimostra che un po' in questo son cresciuta, in qualche modo ho preso coscienza delle mie responsabilità e dei miei errori (eh ok ci voleva un genio a capirlo direte, ma ok sono lenta ad imparare, un pò di pazienza : )..
cioè ok non sono il tipo di persona a cui le cose buone vengono naturali, di getto, per fare una cosa mezza decente a volte mi devo fare parecchio forza e impegnare(e nonostante tutto mi escono storte comunque: ), forzare un po' la mia natura che mi spingerebbe a farmi scorrere le cose addosso e fregarmene altamente del resto..
Non sarò il massimo ma so che fintanto cerco di provare a cambiare questo, finché cerco di contrariare la mia natura egoista e superficiale, finché faccio questo è già un passo in avanti per crescere un po'( e sarebbe anche ora, visto che mi rendo conto che ho la maturità di un quattordicenne..)per il resto faccio del mio meglio..
boh tutto qui
uno smackino a tutti
a presto
ps in tutto questo il cuccioletto si è appena addormentato avvolto in una coperta ai miei piedi ed è tenerissimo : )..
in uno dei prossimi post metterò una foto
rismack ciauz
Oggi sono andata ad una conferenza filosofica dal titolo il kairós: riflessioni su tempo e temporalità tra filosofia, teologia e politica. E’ stato senza dubbio un incontro"pesante" un pò per i lunghi interventi(in tutto due ore e un quarto senza pausa) sia perché i primi "oratori" amavano annegarci nei paroloni che inseriti lì per lì in un contesto alquanto complesso rallentavano, a mio avviso , la capacità di comprensione dei comuni mortali non pratici di filosofia. nonostante questo è stato un incontro indubbiamente interessante.faccio un veloce riassunto sotto scusandomi per le eventualità bestialità che potrei scrivere, ma purtroppo non conosco molto di filosofia e non ho preso appunti. Quindi perdonate gli eventuali errori.
i greci traducevano la parola tempo con tre accezioni:
-Krono, è il tempo quotidiano scandito in successioni di istanti, di ore, di giorni.successioni che possono essere interrotte da eventi(ma questo si vedrà dopo)
-Aionè l' età, lungo tempo, secolo, eternità. È il tempo della vita, lo slancio vitale, dunque il tempo della morte; infatti il tempo è innanzitutto durata limitata della vita.
-infine kairòs è il tempo giusto, adatto, il momento propizio, la buona occasione.quella che va presa al volo. Nell'iconografia tardo-antica Kairòs è rappresentato da un giovanetto,con ali su caviglie e schiena, e con un ciuffo sul capo (che permette di "afferrare l'attimo"). Kairòs tiene in mano una bilancia.(potete vedere una sua immagine sotto)
capito questo e spiegto il titolo della riunione, tre persone hanno espresso le loro opinioni sull'argomento.siamo passati da una visione più laica del prof roberto fai, che ha citato nietzsche(la visione e l'enigma di cosi parlò Zarathustra) e sciacca. a una visione più cattolicizzante di caterina resta e felice scalia. la prima si è soffermata maggiormente sulle lettere di paolo agli apostoli e la conseguente situazione "d'attesa"di un ritorno di cristo dei primi cristiani, situazione critica visto che il kairos è per definizione qualcosa d'inatteso e quindi l'arrovellarsi troppo, contando i giorni, entrava in contrasto con l'idea di base del cristiano che deve essere sempre pronto perché non sa quando la fine potrà arrivare.(mi scuso ancora per i termini troppo terra terra che uso , ma sono un pò inesperta in questo) lei ha ragionato su questo. infine scalia si è concentrato su i vari kairòs che dio ci mette davanti come "speranze", strumenti che ci aiutano ad essere quello che lui vorrebbe noi fossimo. Anche se la nostra vita è inutile e di fatto non ha uno scopo, e quello che facciamo o non facciamo in pratica non cambia niente. Quindi.. facciamo davvero solo tutto per vanto?diciamo che tutto quello che si è detto è spostato un pò spinto a dare una risposta a questo quesito.
si è parlato di questo insomma..
il discorso comunque è lungo è complesso e non pretendo di riportare qui tutte le sfumature di pensiero.
Voglio però portarvi un breve riassunto di quanto detto su la visione e l'enigma di cosi parlò Zarathustra. lo scrivo( aiutandomi con internet dove non ricordo bene) perché è un discorso che mi ha colpito parecchio.
Zarathustra e il nano(che dovrebbe rappresentare i valori della morale che rendono la vita un insieme di costrizioni e di doveri.) che lo accompagna si trovano su un impervio sentiero di montagna( l'uomo deve essere duro con se stesso, per poter smettere di guardarsi dentro e iniziare a guardare al di là) di fronte un cartello con la scritta “attimo”, simboleggiante il presente, e due sentieri che rappresentano il passato e il futuro. Zarathustra e il nano parlano del tempo, per il nano il tempo è una successione, che si ripiega su se stessa dando luogo a un circolo, che nel suo insieme è l'eternità. Per Nietzsche, al contrario, ogni istante è l'eternità ed è, in quanto tale, salvezza o dannazione eterne. Deve perciò essere vissuto di per sé, proprio perché tornerà in eterno.
occhio però per Nietzsche gli attimi della vita presente non sono quelli già vissuti che tornano, ma quelli che diverranno eterni. L'eterno ritorno non deve essere interpretato, nel significato stoico, come destino (tutto è già avvenuto e si ripeterà nello stesso modo), ma come creazione (ciò che adesso io faccio tornerà in eterno).
La scena cambia e Zarathustra ha una specie di visione: c’è un uomo che dorme con un serpente in bocca, Zarathustra cerca invano di toglierlo e alla fine urla all’uomo di mordere la testa del serpente, l’uomo lo fa e alla fine si trasforma in una creatura ridente.
questa scena è cupa, oppressiva, questo avviene perché Il pensiero dell'eterno ritorno porta con sé, per l'uomo non ancora trasformato, prospettive angoscianti. La metafora del serpente che ha conficcato i denti nella gola del pastore viene chiarita da Nietzsche in un successivo capitolo dello Zarathustra, Il convalescente. "Il grande disgusto per l'uomo - ciò mi soffocava e mi era strisciato dentro le fauci". Il disgusto, spiega subito dopo, è per "l'uomo piccolo", che fa piccole cose sia nel male che nel bene, per il quale tutti gli attimi della vita sono allo stesso livello, sostanzialmente indifferenti. Se tutto è destinato a tornare, anche l'uomo piccolo tornerà in eterno.
Ogni uomo è piccolo prima di aver compreso l'eterno ritorno, lo stesso pastore della metafora, cioè Zarathustra: il pensiero dell'eterno ritorno rende terribili gli "attimi piccoli" che hanno costituito la vita e impone una trasformazione. Infatti, finché si è convinti che l'importante sia il significato complessivo della vita, o il fatto che preluda alla salvezza eterna, i singoli istanti sono irrilevanti. Ma se si accetta l'eternità di ogni attimo, quelli considerati insignificanti diventano terribili, perché torneranno in eterno nella loro mediocrità.
Il serpente che si insinua nelle fauci è appunto il pensiero della vita vissuta come un insieme di attimi insignificanti, nell'attesa che la loro somma produca qualcosa di sensato, o, come sostiene il cristianesimo, che la miseria della vita terrena prepari un'esistenza autentica dopo la morte.
Il morso dato al serpente è il rifiuto di questa dinamica, il suo rovesciamento. Ogni istante ha valore in quanto tale e ad ogni momento della propria vita occorre dare un senso. Accettare ciò implica una metamorfosi, vuol dire andare oltre l'uomo. Dopo essersi liberato dal serpente, il pastore è un uomo nuovo, anzi, un superuomo; egli ride, accetta ogni momento della vita per se stesso, senza derivarne il senso dal passato o dal futuro.
tutto qui
uno smack a tutti
buonanotte
