La pelle del giudice è un libro riflessivo che parla, come si intuisce dal titolo, della giustizia. La storia riguarda un giudice che, diventato svogliato e cinico riguardo il suo mestiere, inizia a riflettere sul significato profondo del termine giustizia, lo fa esaminando dall' esterno l'operato di 4 giudici, il primo presente all'episodio dei fasci siciliani dove si finii per sparare sulla folla, il secondo un giudice che approfitta dell'occasione per andare a letto con la moglie di un detenuto di cui è responsabile in processo , il terzo giudice si suicida quando scopre che il figlio direttore di banca è un ladro. il libro termina con il giudizio di tre giudici da parte di una verità superiore non meglio definita e con la pazzia del protagonista che poi all'improvviso capendo che la giustizia è il suo lavoro, il suo campo e che soccombere all'ingiustizia (riferito anche ad una giustizia imperfetta)è errato rinsavisce. è un libro troppo “fatto e finito”i ragionamenti sembrano buttati li come sentenze morali(neanche troppo profonde) piuttosto che come materiale fruibile e aperto al dialogo e al cambiamento. i pensieri sono spesso stereotipati , troppo indefiniti e applicabili a tutto per essere chiari e basati più su frasi fatte che su opinioni vere. leggendolo si ha l'impressione di ascoltare l'anziano signore dell'autobus che moraleggia su mussolini e su come si stava meglio quando si stava peggio. stesso vuoto ideologico. in qualche parte più centrale migliora un po' per poi ripiombare nella più totale banalità. è un libro scontato che non dice niente di nuovo, in ogni pagina è palese che l'autore cerca di essere profondo senza riuscirci minimamente. l'unico vantaggio del libro è che è corto.
non mi è piaciuto per niente
non leggetelo
uno smack
La pianista è un libro che non lascia spazio a vie di mezzo: o lo si odia o lo si ama. essendo un libro per il quale l'autrice è stata premiata col nobel ci si aspetterebbe chissà che ma in realtà è un opera che delude, vi spiego perchè: la protagonista è una pianista fallita che insegna al conservatorio perchè non è riuscita a raggiungere nessun altro obiettivo, è una donna sola , egoista, convinta di essere una persona “unica” e quindi superiore a tutti gli altri,è arrabbiata e colpisce di nascosto i passeggeri del'autobus su cui sta . fin qui direte che noia e difatti è cosi ma andiamo avanti, questa donna ha un rapporto di amore odio con la mamma che in pratica la rinchiude in casa dominandola con sottili giochi di potere basate sulla comodità e la tranquillità di una casa pulita , ordinata con regole molto rigide. la pianista accetta il potere della madre come ha sempre fatto fin da quando da piccola la costringeva a suonare invece che a stare con i coetanei. accetta di indossare umili camicette di cotone e lunghe e antiquate gonne, di non truccarsi, di non frequentare uomini, di non avere neanche un letto suo in quanto costretta a dividerlo con la madre. ma la pianista ha una vita segreta(finalmente un po' di movimento!! sai che noia sennò) di tanto in tanto va al cinema per vedere film porno, spia le coppiette nei parchi e paga per vedere le spogliarelliste. la cosa si farebbe interessante se tutta questa parte di lei non venisse esaminata soltanto come una sporca perversione che l'autrice esamina solo in modo superficiale e intellettualoide, senza la benchè minima cognizione di causa e senza entrare nello specifico delle ragioni psicologiche di queste azioni, che in questo modo non risultano giustificate in alcun modo se non con un lavoro del lettore che può supporre ma non stabilire con certezza . ma andiamo avanti , nel momento clou del libro quando lei confessa al suo allievo amante quello che le piace, lui rimane disgustato e allibito e dice qualcosa del tipo: ma come tu che conosci cosi bene chopen ami queste cose? E' un giudizio così netto e superficiale, dato sopratutto da una che conosce queste cose solo a livello accademico cosa che è manifesta in ogni parola, che il libro ne risulta svuotato e ricolmo di noia. Ed è un peccato perchè le prime descrizioni del rapporto psicologico madre-figlia sono davvero ben fatte, scritte con tratti bruschi ma ben definiti , fanno arrabbiare e anche un po' disgustano, quindi funzionano alla perfezione, solo l'autrice si perde nelle ultime parti.. il finale è assurdo e ridicolo, in pratica la protagonista trova un uomo che la sottomette picchiandola e lei scopre che non è quello che desiderava. E dunque?? e' un finale scritto senza il minimo spessore psicologico in contrasto con tutto il libro che, onestamente, sembra correre su mille binari diversi senza condurre da nessuna parte, è una specie di roba informa insomma. di bello c'è giusto qualche scena erotica abbastanza evocativa e alcune tra le prime descrizioni psicologiche, per il resto è una noia mortale, con personaggi ( a parte la protagonista) stereotipati e banali che non dicono niente. E' il classico libro in cui la scrittrice mostra tutta la sua bravura senza però riuscire a dire assolutamente nulla. è un puro esercizio di tecnica , il contenuto l'ha scordato a casa.. peccato, data la struttura poteva uscirne una bella storia.. non è stato cosi..
se ne avete l'occasione NON leggetelo e dedicatevi a qualcosa di più fruttuoso = )
un bacino
Delitto e castigo è un libro che , a mio parere, è stato molto frainteso. Quasi ovunque infatti si legge che, in quest' opera, dostojevskij parla di un uomo che commette un crimine e che, tormentato dal senso di colpa, si costituisce per cercare di espiare al suo male. non c'è niente di più falso. il protagonista Raskol'nikova ribadisce fino all'ultima pagina di non aver fatto niente di male e di fatto non si pente mai del crimine commesso. il suo unico cruccio resta di non aver saputo reggere la tensione e la solitudine che gli causava l'aver commesso un reato; in seguito ad alcuni suoi errori commessi durante e dopo l'omicidio infatti,pur non avendo prove, tutti lo sapevano colpevole e lo trattavano come tale. la preoccupazione di raskol'nikova non è di aver ucciso ma di non averlo fatto bene , si era infatti fatto sfuggire l'occasione di costruire sull'omicidio il suo futuro. Secondo una teoria di Raskol'nikova infatti i grandi uomini sono in qualche modo giustificati nel trasgredire le regole, in quanto grandi e destinati ad un futuro più grande. Autoclassificandosi in questa categoria raskol'nikova uccide un usuraia per rubarle i soldi, pagarsi gli studi e diventare il grande uomo che lui già credeva dentro di se d'essere. in realtà raskol'nikova è un uomo mediocre, commette l'omicidio per inerzia, facendosi trasportare dagli eventi, non ha il coraggio di usare i soldi che ha rubato, non ha la forza di vivere. il suo io è svuotato e crolla nella pazzia. se qualcuno gli parla lui lo critica , facendogli notare i suoi difetti come potrebbe fare un uomo dalla coscienza perfettamente pulita come lui, di fatto crede d'essere. si costituisce ma solo come prezzo pagare per riavere la vita ,l'amore, la sua anima, per riavere quella parte di se che non aveva considerato nella grande equazione della sua idea innovativa. Di fatto Raskol'nikova riesce a rinnovarsi e ricominciare , ma non è il carcere a cambiarlo ma l'amore di una ex prostituta di nome sonjia. che lo segue sempre in silenzio, con amore, affetto dolcezza, incondizionate , vedendo forse in lui una parte di se stessa o del dolore dell'uomo in generale.
L'idea del libro è che chiunque, anche i più atroci criminali possono, con il giusto percorso di sofferenza, arrivare alla salvezza. il dolore infatti purifica l'uomo e lo fa elevare a qualcosa di più. E' un 'idea che se, apparentemente crudele, offre una speranza a tutti, anche al protagonista che, pur non rendendosi conto del suo crimine, ne soffre le conseguenze e ne accetta la punizione spontaneamente conquistandosi cosi , nel tempo, il diritto a rivivere. E' un idea a mio parere fin troppo moralistica ma in linea di massima giusta, il suo limite forse consiste nel considerare la cosa in modo meccanico , senza tener conto il ruolo fondamentale dell'uomo nel suo cambiamento, sarà banale, ma secondo me l'uomo non può migliorare se non capisce il suo errore e si impegna a migliorarsi per non commetterlo più. la sofferenza da sola non basta all'espiazione, ci vuole la volontà e l'autocritica per evolversi. cose che Raskol'nikova non ha in quanto pur accettando l'arresto non capisce l'errore, ma se non lo comprende come può rinnovarsi?? se non capisce la crudeltà dell'omicidio non per i suoi effetti sulla coscienza ma per la sua brutalità in se, per la sua inutilità, come potrà essere un uomo migliore? sarà un mio limite ma non lo capisco..
C'è da dire che l'autore riesce a fotografare le minuzie dell'animo umano in un modo che, a mio parere, ha del magico, tutti i personaggi sono ben definiti e profondi, dal poliziotto psicologo , all'amico leale, alla sorella.. tutti profondi e psicologicamente curati.. molte immagini fanno rabbrividire(quando suona il campanello dopo l'omicidio) e l'uso delle parole è magistrale. le descrizioni sono impeccabili e curate, e hanno in se stesse una certa immediatezza di comunicazione che ti prende del tutto trascinandoti pagina dopo pagina in un delirio di pensieri e emozioni che ti deposita solo alla fine esausto, con le occhiaie per averlo letto tutta la notte, una certa angoscia e un po' di speranza. come un'onda che abbandona un naufrago sulla spiaggia dopo averci giocato a suo piacere sballottandolo qui e là per tante ore. la sensazione di sfinimento finale è la stessa.
che altro posso dire?? umh niente credo solo: leggetelo = )
IL fiume orinoco è uno dei più grandi dell'america del sud.si trova al limite delle tre guyane e sul suo margine vivono dei gruppi di indiani molto diversi tra loro per fisico ,carattere e abilità. i miei preferiti sono i piaroa, tra tutti i più timidi e riservati. cacciano con una cerbottana lunghissima le cui punte sono intrise di curaro, un potente veleno che immobilizza le vittime e le uccide sul colpo senza essere dannoso per l'uomo. i Piaroa sono famosi nella produzione di questo veleno che scambiano con cerbottane o altro ,la cosa interessante è che, come numerosi studi hanno dimostrato ,riguardo al curaro, i Piroa ne sanno quanto i moderni scienziati(moderni per quando è stato scritto il libro cioè negli anni 80). vivono in una capanna comune dalla forma particolare , costituita da una specie di cupola che si chiude col tetto all'insù dimostrando un ottima fantasia e padronanza delle tecniche di costruzione. il cibo è costituito dalla yuca, caccia pesca e raccolta. le donne partoriscono da sole in acqua e la tradizione ha un rapporto di paura col sangue.
i wakita sono bellicosi , grezzi , socievoli. Si sa poco di loro ma risultano molto elementari, non usano piroghe e il vasellame e le armi sono molto semplici, dopo la morte il defunto viene cremato e le ceneri vengono poi poste nel cibo, cosicchè i vivi mangiano le ceneri dei morti dandogli pace e tranquillità. sono buoni costruttori di ponti
i makiritare sono ottimi agricoltori, costruttori di piroghe e cerbottane. pescano cacciano e coltivano con eguale energia e entusiasmo. lavorano il vimine e tra loro è diffuso il rito del couvade cioè la contemporanea dimostrazione di dolore del marito durante il parto della moglie, la cui spiegazione è parecchio vaga e non certa.
Insomma il libro in questione si è rivelato interessantissimo e avvincente, l'ho letto d'un fiato dispiacendomi della sua fine. l'autore, joseph grelier, uno dei primi a esplorare le parti alte dell'orinoco descrive ogni rito in maniera vivace e colorata, senza soffermarsi troppo su niente e senza parole inutili, il libro risulta così un concentrato perfetto e assolutamente non noioso che ti proietta all'interno della cultura indiana ,facendotene assaporare il gusto e le tradizioni di cui purtroppo si sa comunque poco.
consiglio a chiunque sia interessato alle culture diverse dalla nostra di leggerlo ..
tutto qui un bacino
La bottega dell' antiquario è un libro dolce, malinconico, avventuroso e allo stesso tempo vivace. Racconta le avventure di un anziano un po' folle e della sua fedele nipote,costretti a mendicare a causa di un sogno del vecchio finito male. La storia incolla alle pagine e le descrizioni sono,come sempre, mirabili e calde. L'autore ha una grande fede nell'essere umano e presenta un grande ottimismo che impregna ogni singolo rigo del libro .fin troppo direi!! il vecchio e la nipote mendicano praticamente per tutto il libro e ovunque trovano sempre persone disposte a compatirli, farli dormire, dargli lavoro e soldi. Da la sensazione di qualcosa di irreale, forzatamente buono. Una volta entrati nell'atmosfera e messo da parte il cinismo il libro si svela però col suo calore, i suoi caldi camini e il suo affetto con la a maiuscola. dickens parla di persone che nella realtà non esistono ma a cui tutti dovremmo mirare.sono degli eroi che non salvano il mondo e non uccidono nessuno, ma che nella loro umanità lasciano una traccia di se nella scia della storia e nella mente di che legge. e' un ottimo antidoto all'egoismo e all'esibizionismo dei nostri tempi(vedi grande fratello o amici o un qualsiasi programma di maria de filippi) e leggerlo , a mio parere, riequlibra un po' i valori e fa riflettere .
Riguardo i personaggi c'è da dire che la nipote appare eterea, angelica.. quasi distaccata dal contesto, si scontra con ambienti estremi e a volte brutali ma non si evolve mai. rimane sempre la stessa, dolce , fragile e inadatta alle nuove situazioni in cui si trova in modo quasi imbarazzante. è un personaggio piatto, il mondo gli si muove dietro ma lei rimane identica a se stessa, non si arrabbia, non fa errori , non si interroga . E' sempre perfetta e “buona” e col tempo stanca un po'. Personalmente trovo molto più interessante il personaggio di Kit che essendo ugualmente buono risulta più umano e vivace, sopratutto perchè la sua bontà non viene imposta con frasi esterne ma dedotta dalle sue azioni . Se la nipote e kit sono personaggi discretamente ben fatti però il migliore a mio parere, quello che buca le pagine , è quello del nano malefico. Esso è un personaggio cattivo, l' impersonificazione stessa del male . E' talmente cattivo da risultare irreale, finto, più la maschera di un personaggio che qualcos altro. nonostante questo, il nano è quello che vivacizza il tutto e lo rende interessante mettendo un po' d'ansia nel lettore . l'ultimo personaggio di cui voglio parlare è swivellar tra tutti il più realistico. E' il classico giovane dissoluto , leggero, che ama godersi la vita e ubriacarsi e sparare fesserie e ridere e fare il giocoliere, ma che alla fine si rivela decisivo per l'evolversi della storia. appartiene alla classe degli intermedi tendenti al buono ma ha una psicologia ben formata ed è indiscutibilmente vivace e allegro . E' l'uomo normale, ne angelico ne diabolico , solo se stesso .tra tutti è il personaggio meglio riuscito in quanto reale.
il finale è pazzesco . per la prima volta, fra tutti i libri di dickens che ho letto, i personaggi buoni non hanno sempre la meglio e con un finale struggente e malinconico (forse anche un po' forzato ) due dei personaggi principali muoiono . E' molto bello . Se avete tempo leggetelo perchè merita d'avvero. E' un libro da leggere davanti al caminetto con una bella cioccolata calda fumante in mano. Se ne avete l'occasione fatelo. non ve ne pentirete.
Finisco questo intervento con le ultime righe del libro :
“Tali i mutamenti che alcuni anni possono apportare, e così svaniscono le cose, come un racconto ormai raccontato.. il resto è silenzio”
un bacino a tutti
L'unico commento che mi viene in mente per questo libro è :
Mah
Cercando di tradurre questo completo e definito commento potrei dire che questo libro ha dei pregi e dei difetti che nello specifico sono:
difetti: pretenzioso , delirante e a volte informe.
pregi:appassionante,profondo, scritto bene.
In realtà i personaggi sono ben fatti e la struttura è ben documentata. l'autore scrive per il piacere di farlo e si vede ad ogni riga, solo che a volte, sarà per eccesso di passione o non so, si lascia trasportare in lunghissime elucubrazioni che, pur essendo interessanti, fanno perdere forma alla trama che alla fine resta molto poco definita e curata, quasi scritta di fretta, più per giustificare i ragionamenti e le citazioni storiche che invece sono il fulcro del libro, che per altri motivi. il finale infatti è del tutto inconsistente e inutile , messo li tanto per farlo, per intenderci. Anch'esso ricco di parti profonde ma ai fini della storia deludente. la parte più bella infatti non sono i personaggi ne la trama, stilizzata al massimo e a tratti banale , ma i ragionamenti e i collegamenti centrali che partendo dai templari ricongiungono tutti gli eventi storici con una maestria e una furbizia a dir poco impressionanti. l'autore sa quello che dice e partendo da fatti reali e dettagliati ha creato una sovrastruttura storica, inventata, ma allo stesso tempo precisa e puntigliosa. il risultato è geniale,e vi assicuro che geniale è dir poco. Umberto eco dimostra di aver fatto in prima persona il processo intellettivo che attribuisce ai personaggi e di averlo grazie ad una profonda cultura e conoscenza dei fatti storici e non. il tutto rende il libro affascinante, coinvolgente e, non ci crederete ma è cosi, a tratti realmente divertente in quanto intriso di sottile autoironia e critica. con questo libro l'autore espone quello che sa ma lo fa con leggerezza dimostrando di non prendersi sul serio e dimostrando che nell'analisi storica è molto facile confondere quello che c'è con quello che vorremmo che ci fosse. E sopratutto che una qualsiasi cosa(idea o opinione) inizia ad esistere una volta pensata e che quindi bisogna stare molto attenti a quello che si scrive con superficialità e leggerezza, perchè se un idea, sgangherata o no,viene diffusa allora probabilmente ci sarà qualcuno disposto a crederci. E più l'idea è strana, diversa a tratti insensata più gente ci crederà e più si negherà , più la gente crederà che sia vero e degno d'attenzione. E quello che accade a Casaubon, Belbo e Diotallevi che, messo su un Piano completamente inventato per prendere in giro i diabolici , si ritrovano a fare i conti con Agliè che considera il tutto realistico e che, in cerca di uno scopo su cui indirizzare la sua società segreta, finirà per uccidere Belbo e Casaubon,dimostrando come spesso il sogno di uno scopo sia più bello e realistico e utile della realizzazione del segno stesso.
un ottimo libro quindi, da leggere con curiosità e buon umore, ma anche con un occhio critico e attento per coglierne gli aspetti profondi , malinconici e ,forse, poetici.
tutto qui
un bacino a tutti
Il visconte dimezzato è una storia allegra e divertente ma con un retrogusto profondo e serio. parla di un conte che durante la guerra viene diviso in due da una cannonata. Le due parti tornano al paese in tempi diversi ma dimostrano da subito delle enormi differenze, la prima in fatti soprannominata il gramo è cattivissima mentre la seconda buona. Andando avanti però questa distinzione così netta sfumerà mostrando che entrambe le due parte sono disumane, illogiche, folli e crudeli. se il gramo andrà in giro a far impiccare le persone e a dividere o bruciare ogni cosa che incontra, il buono compierà opere giuste che poi per la troppa purezza si riveleranno cattive. Regala un bastone un un uomo che poi lo userà per picchiare la moglie, o predicherà tanto contro la superficialità degli strumenti musicali da togliere ai lebbrosi l'unica fonte di conforto della propria vita. cose così insomma. in breve tutti li odiano. Accade però un fatto imprevisto: le due parti s'innamorano della stessa donna e si sfidano a duello per lei.. rimasti gravemente feriti, si fanno aiutare dal medico che li ricuce formando un unica persona che finalmente, nella media via, ritrova la saggezza. Oltre la parte vivace e narrativa, ogni personaggio viene descritto in modo approfondito come a rappresentare una parte della società. Abbiamo i lebbrosi che possono essere considerati una metafora degli artisti decadenti, il medico e il carpentiere che invece mostrano come scienza e tecniche siano spesso staccati da ogni dose minima di umanità e buon senso(il carpentiere costruisce forche sempre più efficaci e il medico scappa davanti ai malati per andare in cerca di fuochi fatui),poi c'è il narratore che è anche il nipote del visconte che pur essendo un unico ragazzo si sente diviso dentro, perchè è figlio della sorella del visconte e di un contadino e tutto questo lo rende un ibrido ,una via di mezzo e lo costringe a vivere quindi una vita incompleta. Interessante anche la riflessione che fa il carpentiere sulla facilità di realizzare macchine per scopi non buoni piuttosto che per motivi giusti e umani. Insomma è un libro che è la giusta via di mezzo tra serietà e leggerezza,il risultato è piuttosto interessante -quindi leggetelo se avete tempo.