"La cosa più importante è che non mentiate a voi stesso. Colui che mente a se stesso e dà ascolto alla propria menzogna arriva al punto di non saper distinguere la verità né dentro se stesso, né intorno a sé e, quindi, perde il rispetto per se stesso e per gli altri. Costui, non avendo rispetto per nessuno, cessa di amare e, incapace di amare, per distrarsi e divertirsi si abbandona alle passioni e ai piaceri volgari e nei suoi vizi tocca il fondo della bestialità, e tutto questo a causa dell'incessante menzogna nei confronti degli altri e di se stesso. Colui che mente a se stesso è più suscettibile degli altri all'offesa. Offendersi a volte è molto piacevole, non è vero? Eppure egli sa che nessuno gli ha arrecato offesa, ma che egli stesso si è inventato l'offesa e ha mentito per mettersi in mostra, ha esagerato egli stesso per creare un quadretto pittoresco, ha tratto spunto da una parola e ha fatto di un sassolino una montagna: egli sa benissimo tutto questo, tuttavia è il primo a offendersi, a offendersi per provare piacere, per assaporare una grande soddisfazione, e così finisce per nutrire autentico rancore..."
Oggi, 8 febbraio 2005, è accaduto un fatto tristemente interessante… ma forse è meglio iniziare dal principio. Pochi giorni fa, in una piccola e angusta cantina è venuto alla luce un piccolo uovo; dopo aver patito le pene dell’inferno l’amica gallina ci è riuscita… “E’ nato! È nato!” gridava dentro di sé. Poverina, era ignara di cosa sarebbe accaduto da lì a poco! Saltellando era uscita dalla sua casetta e, felicemente, si era avviata verso il mangime; voleva festeggiare e l’avrebbe fatto ad ogni costo. Ritornando dal lavoro, il signor Guglielmo, notando la felicità della sua coinquilina, si avviò verso le scale che portavano verso l’angusto spazio e, accortosi dell’avvenuta nascita, gli brillavano gli occhi; un’idea gli balenò velocemente nella testa… Si allontanò in fretta e furia, prese il sacco del mangime e buttò un pugno di polvere per terra, attento a spargerla accanto al cancello della casa, che era ben lontano dall’abitazione dell’animale; la gioia s’impossessò del volatile che corse verso il cibo, dimenticandosi del nascituro. L’uomo si avvicinò al piccolo uovo e l’afferrò, stringendolo talmente tanto che il piccolo essere provò dolore, scappò verso la cucina affamato e si diresse verso il rubinetto dell’acqua. L’ovetto in cuor suo capì la fine che stava facendo, cominciò a tremare talmente tanto che l’albume si fece tutt’uno con il tuorlo, la paura lo scosse tutto… poi sentì l’acqua calda massaggiandogli il guscio, notò che stava diventando rigido, sodo, il liquame di cui era costituito si stava trasformando, cambiando rapidamente colore… Poi tutto cessò, il tempo si fermò… l’uomo lo prese, gli strappò il guscio di dosso… aveva fame: intinse l’essere nel sale, ne gustò il sapore. I vicini dicono di sentire ancora il grido disperato del piccolo ovetto mentre viene schiacciato dai denti, masticato, inghiottito. Quell’uomo, il Guglielmo, gli ha strappato la vita, l’ha ucciso, e ora la gallina è sola, svuotata… geme di dolore e se ne sta apatica, chiusa nella sua angusta casetta aspettando un ovetto che , chissà quando, arriverò.
Intervista all’uovo
D: Signor uovo mi dica, cosa le è successo?
R: guardi,, son stato prelevato prima di tutto dalla mia casa, privato della mia cara mamma, poi… sono stato bollito… “bollito”, si rende conto? Quell’uomo mi ha torturato, mi ha buttato in una pentola piena di acqua bollente e c’era pure il sale che mi ha bruciato totalmente il guscio. E, come se non bastasse, mi ha spogliato. Non ha avuto nemmeno il buon cuore di tagliarmi a fette! Mi ha letteralmente “tocciato” nel sale, poi, come se non bastasse, mi ha mangiato.
D: Cosa ha provato quando è venuto a contatto con l’acqua?
R: Brrr… rabbrividisco ancora adesso… la prima cosa che mi son detto è stata: “Che caldo!”, mi sono sentito bruciare tutto… è stata una gran brutta sensazione, non vi auguro proprio di essere preso da un gigante grosso 10 volte più di voi e poi essere buttato in una piscina di acqua fumante.
D: Come si è sentito senza guscio?
R: Dopo il calore allucinante dell’acqua… tac, mi ha spogliato. Ho sentito pian piano la pellicina che mi si staccava di dosso, mi guardavo attorno e vedevo i pezzetti del mio caro e adorato guscio l’, inermi… i brividi han percorso il mio corpo nudo.
D: Se potesse cambiare qualcosa, nella sua vita, cosa cambierebbe?
R: Cosa cambierei? Beh, così su due piedi non lo so… Forse avrei voluto nascere da una gallina selvatica, così sarei potuto diventare prima un pulcino, poi un allegro galletto!!!