Quinto potere è un film diretto e duro che narra le vicende di Howard Beale, giornalista stanco e sfiduciato, che un bel giorno decide di annunciare il suo suicidio in diretta tv. Questa cosa gli darà popolarità rendendolo il nuovo profeta di punta della rete, dirà cose molto intelligenti: invita a smettere di stare seduti inermi a guardare le varie ingiustizie e arrabbiarsi, affacciarsi fuori è urlare il proprio disappunto verso tutto quello che c'è di inumano e assurdo nella propria realtà , Howard farà notare come, essendo che tra il pubblico meno del 3% legge libri, la tv sia diventata per tutti l'unica realtà, considerata reale più della propria vita di cui a rigor di logica la tv sarebbe solo una copia , e cosi via, fino a denunciare persino la sua stessa rete venduta agli arabi come gran parte del paese ; questo lo porterà nell'ufficio del direttore dell'U.b.s. ; lui lo convincerà che l'ordine naturale delle cose si basa su un sistema superiore di multinazionali che dominano e controllano i soldi e quindi il mondo intero e i suoi movimenti. il film mostra inoltre come qualsiasi cosa è buona per circuire il pubblico e avere più ascolti e fa vedere, attraverso il personaggio di Diana Christensen, la disumanizzazione dell'individuo.Diana è, infatti, del tutto rincretinita dal lavoro e incapace di amare o gettarsi in una qualsiasi forma di vita che escluda la televisione e quello che le gira intorno; lei considera la realtà come fiction e quindi come nientr altro che una recita, questo la renderà gelida e quasi priva di sentimenti reali. il finale molto cinico mostra il totale disprezzo di chi comanda per la vita umana, che viene sacrificata con non-chalace per i soldi. E' un film che mostra l'idiozia e la falsità della televisione, il suo ruolo sempre maggiore nella vita di tutti e la follia dilagante tra le persone cosiddette normali(secondo i criteri televisivi). Un film satirico ma reale, fa riflettere, lo consiglio.
Leggendo il titolo di questo film non ero molto dell'idea di vederlo, non per altro , ma la prima cosa che mi è venuta in mente è quella banda di ragazzini soprannominati”i lupi”che hanno stuprato e ucciso alcune loro coetanee, in realtà il film è molto bello, il riferimento al lupo si ha per un opera di marionette(si vede all'inizio del film) dove tutti gli animali hanno paura di andare nel bosco per paura del lupo, quest ultimo verso la fine invita proprio a non accusare gli altri delle proprie paure, il titolo significa sii lupo, animale che non non vive nel terrore e nell'ansia delle disgrazie ma lotta con i suoi limiti affrontandone le conseguenze. Il film parla di un uomo che si trasferisce in uno sperduto paesino per fare il taxista. Ha una bimba di pochi mesi cosi, mentre lavora, tiene il seggiolone con la bimba sul sedile davanti. Questa ragazza cresce cosi in mezzo a gente diversa, con un padre(amante delle foto) molto comunicativo e saggio che in breve diventa un aspetto importante per lei(un po' come dovrebbe essere ogni padre) e con cui nasce un rapporto di reciproco affetto e crescita. Quando la madre della ragazza si farà viva alcune cose inizieranno ad incrinarsi, e la ragazza progetterà di scappare da casa, fino a quando.. E' un film colorato, vivace, ma anche riflessivo, mi ha colpito perché il protagonista è quasi identico ad una persona che conosco, anzi togliamo il quasi, potrebbe averlo scritto lui.. un bel film, piacevole da guardare e senza forzature, risulta molto profondo senza essere pesante, lo consiglio.
Negli anni 40 un famoso antropologo scisse un libro destinato a fare scalpore, l'opera era intitolata nacirema (american al contrario) e prendeva in giro questa tribù con la paura di mostrare il loro corpo ma allo stesso tempo con la voglia di creare posti in cui farsi massaggiare e spogliare(per esempio gli ospedali). Lo scopo del libro è mostrare come ogni cultura può diventare ridicola se vista dall'esterno perché le azioni all'interno di essa hanno senso solo per chi ci è dentro mentre risultano assurde o strane per chi vede queste cose da fuori e con una base culturale diversa. Le conclusioni di questo sono che se siamo noi a prendere in giro gli altri è solo perché , per una certa casualità, le persone di colore sono finite in schiavitù e non i bianchi. Se fosse al contrario(come ho già visto in un film di cui non ricordo il titolo) sarebbe la pelle bianca ad essere considerata simbolo di ignoranza e stupidità. Questo avviene per un certo pregiudizio etnocentrico,questo termine significa che chi guarda osserva l'altro partendo dal presupposto che la propria cultura sia la migliore e l'unica giusta in assoluto, concezione senza senso in quanto è impossibile fare un hit parade delle culture ( in base a quali criteri poi? )perchè ogni cultura ha la sua dignità,il suo senso e il suo valore come tutte le altre interpretazioni del mondo(cos è la cultura se non un'interpretazione soggettiva di quello che ci circonda?). ugualmente senza senso è legare certe caratteristiche psicologiche e morali ad un colore di pelle, è assurdo perché, se potessimo guardare la terra dall'alto, vedremmo che ogni colore sfuma in un altro fino a toccare tutti i colori delle razze presenti sulla terra, ma questo non è legato alla cultura, perché intellettualmente siamo tutti in grado di apprendere e diventare dei grandi allo stesso modo. Detto questo bamboozled è un film sul razzismo e sulla stupidità dei programmi televisivi in genere; tutto inizia quando Pierre , autore televisivo di colore, si mette alla ricerca di un nuovo programma per la tv, le sue proposte, tese a mostrare persone di colore borghesi in situazioni normali , sono bocciate, cosi, stufo dei suoi capi ,Pierre decide di proporre un qualcosa che sia il non plus ultra della volgarità , allo scopo di farsi licenziare. Lo show che lui propone parla di due negri, pigri e stupidi, che lavorano in una piantagione di cocomeri, in breve è una raccolta di tutti i più comuni stereotipi sulle persone di colore ed è molto stupido. Manco a dirlo il programma ha un successo strepitoso e Pierre riceve moltissimi premi , i problemi iniziano quando un gruppo rap, sentendosi offeso dallo show decide di mettere in atto un gesto clamoroso per contrastarlo.
È un film molto intelligente e travolgente che mostra l'idiozia della civiltà di teledipendenti e che fa riflettere su quel razzismo non manifesto ma pur sempre presente(dire sporco nero non è cosa che tutti possono permettersi e suona molto cattivo, ma se mi limito a dire che tutti i negri sono criminali allora è tutto apposto e la mia coscienza è pulita).è un film profondo e interessante , parla di un vecchio argomento in un modo che buca lo schermo e che appare nuovo. Lo consiglio a tutti, senza dubbio.
Un saluto a tutti