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giovedì, 28 febbraio 2008

torta panna,nutella e fragole


torta_strati

postato da: wolfina84 alle ore 21:29 | link | commenti (6)
categorie: varie
martedì, 26 febbraio 2008

coercizione & persuasione aspetti psicologici della violenza -andrea devoto

L'istituzionalizzazione è il processo per cui restando a lungo in una organizzazione chiusa( ospedale, carcere. istituto di mente) si finisce per identificarsi con le leggi e le persone che le regolano al punto tale da non avere nessun progetto per il futuro ,vivendo in modo passivo e presentando sintomi quali incontinenza, attitudini bizzarre e , nel caso delle prigioni, l'abitudine alle risse e alla rumorosità . Tutto questo avviene perchè all'interno dell'istituto la persona viene esclusa dal mondo esterno e dai rapporti con le persone che lo abitano, relegandolo in un ambiente con regole e orari sempre uguali che non tengono conto dell'individualità e che lo costringono a convivere con persone estranee con cui , spesso, normalmente non si avrebbe nessun rapporto. a lungo termine questo può causare un abbassamento degli stimoli e di conseguenza un appiattimento nell'individuo.un esempio estremo di istituzionalizzazione possono essere i lager nazisti dove, dopo poche settimane, il detenuto arrivava a identificarsi talmente tanto con il suo aguzzino da obbedire senza discutere anche ad ordini che ne avrebbero causato la morte . come per esempio recuperare un cappello lanciato dalla guardia nella zona di fuoco dove si spara a vista o impiccarsi a metà nottata sotto ordine di una guardia. Questa situazione è spiegata bene dalla bluhm che dice: “l'identificazione con l'aggressore rappresenta lo stadio finale dell'adattamento passivo. Era un mezzo di difesa di una natura piuttosto paradossale:sopravvivere attraverso la resa, protezione contro la paura del nemico(ottenuta)col divenire parte di esso, superamento del bisogno d'aiuto, regredendo ad una fase di dipendenza infantile”

il libro si lancia quindi in un'analisi di quella che può considerarsi la “psicologia”(ma il termine è scorretto ..) delle SS analizzando i nuovi nazisti e cercando di stabilire come mai essi hanno potuto fare quello che hanno fatto senza per altro sentirsi minimamente in colpa (neanche dopo il processo di Norimberga a cui tra l'altro molti sono scampati ritenendosi ingiustamente criticati.. ). il motivo può essere cercato nella deresponsabilizzazione dell'individuo,che avviene attraverso la convinzione, inculcata fin dalla tenera età, che se c'è una legge che consente di fare certe cose allora esse sono giuste ; a questo si aggiungeva l'indottrinamento precoce contro i diversi e l'addestramento all'obbedienza cieca (sotto pena della vita)che nel tempo, e con la collaborazione di una certa predisposizione alla violenza, ha portato quello che ha portato. L'autore parla anche di contagio mentale: con questo termine s'intende l' imitazione di gesti e comportamenti di qualcun altro che finisce per coinvolgere  grandi masse di persone che in breve arrivano a provare le stesse idee e emozioni (come accadde in grande misura al popolo tedesco con hitler). paragonando il contagio mentale con la psichiatria , si presentano spesso caso di epidemia psichica, dove un unico individuo isterico contagia gli altri creando un'isteria collettiva, o casi di psicosi indotta , dove un paziente vedendo le nevrosi dell'altro finisce per metterle in pratica esso stesso.Tutto questo però non spiega del tutto le ragioni degli avvenimenti degli anni del nazismo che restano, almeno dal punto di vista sociologico e psicologico, un mistero dell'uomo.


Nel libro si parla anche delle reazioni dei deportati nei campi , dalle organizzazioni di gruppi di solidarietà , alla trasmissione di poesie , all'azione di lotta( celebre la rivolta nei crematori di Birkenau che costò la vita di 77 SS). sono comunque casi limitati, la maggior parte delle persone,infatti, finiva per rassegnarsi ingarbugliandosi nei cosiddetti racconti di cibo( ennesima tortura auto impostasi) o nelle chiacchiere inventate(in positivo o in negativo)sulla loro sorte. chiacchiere fatte per dare speranza(saremo liberati presto perchè ho sentito.. )o invece per negarla(sapete cosa succede nella camera a gas?).In tutti i campi si diffonde l'umorismo macabro : battute come”tu credi nella vita oltre vagone?” o anche”non te la pigliare, vecchio mio,ci rivedremo ancora sotto forma di saponette messe in mostra in vetrina” a cui si replicava”si, ma mentre col tuo grasso si faranno del sapone ordinario, col mio si farà del sapone da toelette”sono tipiche di una reazione dei "detenuti"a una situazione di alto stress fisico e emotivo causati dalla detenzione nei campi e dalla consapevolezza della prossima morte .

Una parte del libro è anche dedicata a quei fenomeni normalmente classificati col termine” lavaggio del cervello” , questo termine però si riferisce in realtà a tre fenomeni distinti :
-la riforma del pensiero, dove i pensieri considerati “cattivi “vengono rimossi a vantaggio dei pensieri buoni che sostituiranno i primi.
-il lavaggio del cervello propriamente detto , il quale si riferisce ad una procedura di cancellazione(classico colpo di spugna) di ricordi e esperienze passate che legano l'uomo ad un passato considerato vergognoso.
-il menticidio, consiste in una sorta di sterilizzazione mentale per cui chi ne è vittima non sarà più pericoloso per la nuova società in cui deve vivere.

in conclusione c'è da dire che il libro in questione è molto interessante perchè aiuta a capirci meglio e quindi ad essere preparati e consapevoli di noi stessi, in modo da non permettere mai più che qualcosa di simile ai campi di sterminio accada. Perchè come dice l'autore se è successo una volta, niente esclude che potrebbe riaccadere. Sembrano ragionamenti sterili ma se li portiamo alla realtà quotidiana ci accorgiamo che queste parole sono più attuali di quel che si potrebbe credere. i processi che si muovono nei gruppi di bulli non sono infatti forse molto simili ai processi di contagio sociale di cui abbiamo visto sopra? e non sono anche processi di deresponsabilizzazione simili a quelli dei nazisti? alla fine, infatti, il bullo lascia la responsabilità del suo gesto al gruppo o comunque ad una sorta di legge superiore ma mai, in nessun caso, a se stesso. lui si crede innocente e nel giusto (proprio come le ss mi verrebbe da dire esagerando un pò l'esempio) o anche i processi di “dirottamento” ideologico che vediamo ogni giorno con i mass media(i telegiornali in particolare) che di fatto ci lavano il cervello indirizzandoci di qui o di la a loro piacimento? forse sono banalità e forse l'autore del libro leggendo queste cose storcerebbe il naso, ma è quello a cui il libro mi ha fatto pensare e quindi lo scrivo   = )

tutto qui

un bacino a tutti


amf*entrata del campo di sterminio di Auschwitz , arbeit macht frei significa il lavoro rende liberi.

postato da: wolfina84 alle ore 19:11 | link | commenti (2)
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venerdì, 22 febbraio 2008

delitto e castigo- dostojevskij

Delitto e castigo è un libro che , a mio parere, è stato molto frainteso. Quasi ovunque infatti si legge che, in quest' opera, dostojevskij parla di un uomo che commette un crimine e che, tormentato dal senso di colpa, si costituisce per cercare di espiare al suo male. non c'è niente di più falso. il protagonista Raskol'nikova ribadisce fino all'ultima pagina di non aver fatto niente di male e di fatto non si pente mai del crimine commesso. il suo unico cruccio resta di non aver saputo reggere la tensione e la solitudine che gli causava l'aver commesso un reato; in seguito ad alcuni suoi errori commessi durante e dopo l'omicidio infatti,pur non avendo prove, tutti lo sapevano colpevole e lo trattavano come tale. la preoccupazione di raskol'nikova non è di aver ucciso ma di non averlo fatto bene , si era infatti fatto sfuggire l'occasione di costruire sull'omicidio il suo futuro. Secondo una teoria di Raskol'nikova infatti i grandi uomini sono in qualche modo giustificati nel trasgredire le regole, in quanto grandi e destinati ad un futuro più grande. Autoclassificandosi in questa categoria raskol'nikova uccide un usuraia per rubarle i soldi, pagarsi gli studi e diventare il grande uomo che lui già credeva dentro di se d'essere. in realtà raskol'nikova è un uomo mediocre, commette l'omicidio per inerzia, facendosi trasportare dagli eventi, non ha il coraggio di usare i soldi che ha rubato, non ha la forza di vivere. il suo io è svuotato e crolla nella pazzia. se qualcuno gli parla lui lo critica , facendogli notare i suoi difetti come potrebbe fare un uomo dalla coscienza perfettamente pulita come lui, di fatto crede d'essere. si costituisce ma solo come prezzo pagare per riavere la vita ,l'amore, la sua anima, per riavere quella parte di se che non aveva considerato nella grande equazione della sua idea innovativa. Di fatto Raskol'nikova riesce a rinnovarsi e ricominciare , ma non è il carcere a cambiarlo ma l'amore di una ex prostituta di nome sonjia. che lo segue sempre in silenzio, con amore, affetto dolcezza, incondizionate , vedendo forse in lui una parte di se stessa o del dolore dell'uomo in generale.

L'idea del libro è che chiunque, anche i più atroci criminali possono, con il giusto percorso di sofferenza, arrivare alla salvezza. il dolore infatti purifica l'uomo e lo fa elevare a qualcosa di più. E' un 'idea che se, apparentemente crudele, offre una speranza a tutti, anche al protagonista che, pur non rendendosi conto del suo crimine, ne soffre le conseguenze e ne accetta la punizione spontaneamente conquistandosi cosi , nel tempo, il diritto a rivivere. E' un idea a mio parere fin troppo moralistica ma in linea di massima giusta, il suo limite forse consiste nel considerare la cosa in modo meccanico , senza tener conto il ruolo fondamentale dell'uomo nel suo cambiamento, sarà banale, ma secondo me l'uomo non può migliorare se non capisce il suo errore e si impegna a migliorarsi per non commetterlo più. la sofferenza da sola non basta all'espiazione, ci vuole la volontà e l'autocritica per evolversi. cose che Raskol'nikova non ha in quanto pur accettando l'arresto non capisce l'errore, ma se non lo comprende come può rinnovarsi?? se non capisce la crudeltà dell'omicidio non per i suoi effetti sulla coscienza ma per la sua brutalità in se, per la sua inutilità, come potrà essere un uomo migliore? sarà un mio limite ma non lo capisco..


C'è da dire che l'autore riesce a fotografare le minuzie dell'animo umano in un modo che, a mio parere, ha del magico, tutti i personaggi sono ben definiti e profondi, dal poliziotto psicologo , all'amico leale, alla sorella.. tutti profondi e psicologicamente curati.. molte immagini fanno rabbrividire(quando suona il campanello dopo l'omicidio) e l'uso delle parole è magistrale. le descrizioni sono impeccabili e curate, e hanno in se stesse una certa immediatezza di comunicazione che ti prende del tutto trascinandoti pagina dopo pagina in un delirio di pensieri e emozioni che ti deposita solo alla fine esausto, con le occhiaie per averlo letto tutta la notte, una certa angoscia e un po' di speranza. come un'onda che abbandona un naufrago sulla spiaggia dopo averci giocato a suo piacere sballottandolo qui e là per tante ore. la sensazione di sfinimento finale è la stessa.

che altro posso dire?? umh niente credo solo: leggetelo = )







postato da: wolfina84 alle ore 15:21 | link | commenti (2)
categorie: libri
lunedì, 18 febbraio 2008

gli indiani dell'orinoco- joseph grelier

tappaam4cIL fiume orinoco è uno dei più grandi dell'america del sud.si trova al limite delle tre guyane e sul suo margine vivono dei gruppi di indiani molto diversi tra loro per fisico ,carattere e abilità. i miei preferiti sono i piaroa, tra tutti i più timidi e riservati. cacciano con una cerbottana lunghissima le cui punte sono intrise di curaro, un potente veleno che immobilizza le vittime e le uccide sul colpo senza essere dannoso per l'uomo. i Piaroa sono famosi nella produzione di questo veleno che scambiano con cerbottane o altro ,la cosa interessante è che, come numerosi studi hanno dimostrato ,riguardo al curaro, i Piroa ne sanno quanto i moderni scienziati(moderni per quando è stato scritto il libro cioè negli anni 80). vivono in una capanna comune dalla forma particolare , costituita da una specie di cupola che si chiude col tetto all'insù dimostrando un ottima fantasia e padronanza delle tecniche di costruzione. il cibo è costituito dalla yuca, caccia pesca e raccolta. le donne partoriscono da sole in acqua e la tradizione ha un rapporto di paura col sangue.

i wakita sono bellicosi , grezzi , socievoli. Si sa poco di loro ma risultano molto elementari, non usano piroghe e il vasellame e le armi sono molto semplici, dopo la morte il defunto viene cremato e le ceneri vengono poi poste nel cibo, cosicchè i vivi mangiano le ceneri dei morti dandogli pace e tranquillità. sono buoni costruttori di ponti

i makiritare sono ottimi agricoltori, costruttori di piroghe e cerbottane. pescano cacciano e coltivano con eguale energia e entusiasmo. lavorano il vimine e tra loro è diffuso il rito del couvade cioè la contemporanea dimostrazione di dolore del marito durante il parto della moglie, la cui spiegazione è parecchio vaga e non certa.

Insomma il libro in questione si è rivelato interessantissimo e avvincente, l'ho letto d'un fiato dispiacendomi della sua fine. l'autore, joseph grelier, uno dei primi a esplorare le parti alte dell'orinoco descrive ogni rito in maniera vivace e colorata, senza soffermarsi troppo su niente e senza parole inutili, il libro risulta così un concentrato perfetto e assolutamente non noioso che ti proietta all'interno della cultura indiana ,facendotene assaporare il gusto e le tradizioni di cui purtroppo si sa comunque poco.

consiglio a chiunque sia interessato alle culture diverse dalla nostra di leggerlo ..

tutto qui un bacino



postato da: wolfina84 alle ore 18:50 | link | commenti (1)
categorie: libri
domenica, 17 febbraio 2008

miss international queen 2007

2007bis

postato da: wolfina84 alle ore 14:38 | link | commenti (2)
categorie: attualitĂ 
venerdì, 15 febbraio 2008

Oggi .. risparmio energetico = )



postato da: wolfina84 alle ore 18:15 | link | commenti (1)
categorie: attualitĂ 
mercoledì, 13 febbraio 2008

la bottega dell'antiquario- charles dickens

La bottega dell' antiquario è un libro dolce, malinconico, avventuroso e allo stesso tempo vivace. Racconta le avventure di un anziano un po' folle e della sua fedele nipote,costretti a mendicare a causa di un sogno del vecchio finito male. La storia incolla alle pagine e le descrizioni sono,come sempre, mirabili e calde. L'autore ha una grande fede nell'essere umano e presenta un grande ottimismo che impregna ogni singolo rigo del libro .fin troppo direi!! il vecchio e la nipote mendicano praticamente per tutto il libro e ovunque trovano sempre persone disposte a compatirli, farli dormire, dargli lavoro e soldi. Da la sensazione di qualcosa di irreale, forzatamente buono. Una volta entrati nell'atmosfera e messo da parte il cinismo il libro si svela però col suo calore, i suoi caldi camini e il suo affetto con la a maiuscola. dickens parla di persone che nella realtà non esistono ma a cui tutti dovremmo mirare.sono degli eroi che non salvano il mondo e non uccidono nessuno, ma che nella loro umanità lasciano una traccia di se nella scia della storia e nella mente di che legge. e' un ottimo antidoto all'egoismo e all'esibizionismo dei nostri tempi(vedi grande fratello o amici o un qualsiasi programma di maria de filippi) e leggerlo , a mio parere, riequlibra un po' i valori e fa riflettere .

Riguardo i personaggi c'è da dire che la nipote appare eterea, angelica.. quasi distaccata dal contesto, si scontra con ambienti estremi e a volte brutali ma non si evolve mai. rimane sempre la stessa, dolce , fragile e inadatta alle nuove situazioni in cui si trova in modo quasi imbarazzante. è un personaggio piatto, il mondo gli si muove dietro ma lei rimane identica a se stessa, non si arrabbia, non fa errori , non si interroga . E' sempre perfetta e “buona” e col tempo stanca un po'. Personalmente trovo molto più interessante il personaggio di Kit che essendo ugualmente buono risulta più umano e vivace, sopratutto perchè la sua bontà non viene imposta con frasi esterne ma dedotta dalle sue azioni . Se la nipote e kit sono personaggi discretamente ben fatti però il migliore a mio parere, quello che buca le pagine , è quello del nano malefico. Esso è un personaggio cattivo, l' impersonificazione stessa del male . E' talmente cattivo da risultare irreale, finto, più la maschera di un personaggio che qualcos altro. nonostante questo, il nano è quello che vivacizza il tutto e lo rende interessante mettendo un po' d'ansia nel lettore . l'ultimo personaggio di cui voglio parlare è swivellar tra tutti il più realistico. E' il classico giovane dissoluto , leggero, che ama godersi la vita e ubriacarsi e sparare fesserie e ridere e fare il giocoliere, ma che alla fine si rivela decisivo per l'evolversi della storia. appartiene alla classe degli intermedi tendenti al buono ma ha una psicologia ben formata ed è indiscutibilmente vivace e allegro . E' l'uomo normale, ne angelico ne diabolico , solo se stesso .tra tutti è il personaggio meglio riuscito in quanto reale.

il finale è pazzesco . per la prima volta, fra tutti i libri di dickens che ho letto, i personaggi buoni non hanno sempre la meglio e con un finale struggente e malinconico (forse anche un po' forzato ) due dei personaggi principali muoiono . E' molto bello . Se avete tempo leggetelo perchè merita d'avvero. E' un libro da leggere davanti al caminetto con una bella cioccolata calda fumante in mano. Se ne avete l'occasione fatelo. non ve ne pentirete.

Finisco questo intervento con le ultime righe del libro :

“Tali i mutamenti che alcuni anni possono apportare, e così svaniscono le cose, come un racconto ormai raccontato.. il resto è silenzio”


un bacino a tutti



postato da: wolfina84 alle ore 19:54 | link | commenti (2)
categorie: libri
sabato, 09 febbraio 2008

il pendolo di foucault -umberto eco

L'unico commento che mi viene in mente per questo libro è :

                                            Mah

Cercando di tradurre questo completo e definito commento potrei dire che questo libro ha dei pregi e dei difetti che nello specifico sono:

difetti: pretenzioso , delirante e a volte informe.

pregi:appassionante,profondo, scritto bene.


In realtà i personaggi sono ben fatti e la struttura è ben documentata. l'autore scrive per il piacere di farlo e si vede ad ogni riga, solo che a volte, sarà per eccesso di passione o non so, si lascia trasportare in lunghissime elucubrazioni che, pur essendo interessanti, fanno perdere forma alla trama che alla fine resta molto poco definita e curata, quasi scritta di fretta, più per giustificare i ragionamenti e le citazioni storiche che invece sono il fulcro del libro, che per altri motivi. il finale infatti è del tutto inconsistente e inutile , messo li tanto per farlo, per intenderci. Anch'esso ricco di parti profonde ma ai fini della storia deludente. la parte più bella infatti non sono i personaggi ne la trama, stilizzata al massimo e a tratti banale , ma i ragionamenti e i collegamenti centrali che partendo dai templari ricongiungono tutti gli eventi storici con una maestria e una furbizia a dir poco impressionanti. l'autore sa quello che dice e partendo da fatti reali e dettagliati ha creato una sovrastruttura storica, inventata, ma allo stesso tempo precisa e puntigliosa. il risultato è geniale,e vi assicuro che geniale è dir poco. Umberto eco dimostra di aver fatto in prima persona il processo intellettivo che attribuisce ai personaggi e di averlo grazie ad una profonda cultura e conoscenza dei fatti storici e non. il tutto rende il libro affascinante, coinvolgente e, non ci crederete ma è cosi, a tratti realmente divertente in quanto intriso di sottile autoironia e critica. con questo libro l'autore espone quello che sa ma lo fa con leggerezza dimostrando di non prendersi sul serio e dimostrando che nell'analisi storica è molto facile confondere quello che c'è con quello che vorremmo che ci fosse. E sopratutto che una qualsiasi cosa(idea o opinione) inizia ad esistere una volta pensata e che quindi bisogna stare molto attenti a quello che si scrive con superficialità e leggerezza, perchè se un idea, sgangherata o no,viene diffusa allora probabilmente ci sarà qualcuno disposto a crederci. E più l'idea è strana, diversa a tratti insensata più gente ci crederà e più si negherà , più la gente crederà che sia vero e degno d'attenzione. E quello che accade a Casaubon, Belbo e Diotallevi che, messo su un Piano completamente inventato per prendere in giro i diabolici , si ritrovano a fare i conti con Agliè che considera il tutto realistico e che, in cerca di uno scopo su cui indirizzare la sua società segreta, finirà per uccidere Belbo e Casaubon,dimostrando come spesso il sogno di uno scopo sia più bello e realistico e utile della realizzazione del segno stesso.


un ottimo libro quindi, da leggere con curiosità e buon umore, ma anche con un occhio critico e attento per coglierne gli aspetti profondi , malinconici e ,forse, poetici.


tutto qui

un bacino a tutti


postato da: wolfina84 alle ore 13:10 | link | commenti (4)
categorie: libri