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domenica, 30 settembre 2007

Calderòn


Piccolo mondo sono e in codesto fondo

che nell'esser signor di me lo son del mondo

Pequeño mundo soy y en eso fundo
que en ser señor de mi lo soy del mundo

(Calderòn)

postato da: wolfina84 alle ore 09:34 | link | commenti
categorie: poesie
mercoledì, 26 settembre 2007

specchio

Lavorando in biblioteca per lo stage oggi mi sono imbattuta in questi versi del 1600, scritti da Louis D'Espinay, parlano di uno specchio e mi hanno incantata. spero capiti lo stesso a voi..

Specchio, pittore e ritratto, tu doni, ricevi
e ovunque con te la mia immagini porti

Puoi tutto esprimere, se non il linguaggio,
e per essere vivo non ti serve che la voce.

tu solo puoi mostrarmi, quando in te mi vedo,
sul viso dipinte tutte le mie passioni

di un egual passo segui il mio umore e la mia età
e nei loro cambiamenti mai t'inganni

le mani di un artigiano, alla fatica ostinate,
da un penoso lavoro fanno, in molti anni,
un ritratto che somiglia ad un istante

ma tu, pittore brillante, da un'arte inimitabile,
tu crei senza fatica un'opera incostante.
Che sempre somiglia e non è mai simile.

postato da: wolfina84 alle ore 18:55 | link | commenti
categorie: poesie
domenica, 23 settembre 2007

la sposa liberata

La sposa liberata è senza dubbio un libro profondo e delicato. Il fulcro della storia, il matrimonio fallito tra Ofer e Galia, risulta debole e a tratti paradossale,si presenta più come una scusa per fare avvicinare due culture diverse, ebrea e araba, e mostrare la straordinaria vividezza di quest'ultima, che per raccontare una storia . I veri protagonisti di questo racconto sono, infatti, proprio loro : gli arabi.Attraverso favole locali, poesie , aneddoti il libro fa lentamente conoscere questa cultura, che si mostra ricca e particolareggiata e che viene raccontata dal padre di Ofer, un ebreo di nome Rivlin professore di storia mediorientale a Haifa.

Lo stile è raffinato e varia molto da capitolo in capitolo. In alcune parti ,l autore si rivolge ai vari personaggi dandogli del tu. In altre porta avanti dei dialoghi in cui toglie le risposte della controparte. il tutto rende i libro vivace e dimostra che l'autore sa giocare con i vari stili a suo piacimento per rendere al meglio ogni concetto e sensazione.

Di tanto in tanto la traduzione in italiano non gli rende giustizia e qualche frase stride un po' troppo rispetto al contenuto, nel complesso però è un 'ottimo libro.

Vi consiglio di leggerlo se vi capita.


postato da: wolfina84 alle ore 19:54 | link | commenti
categorie: libri
sabato, 22 settembre 2007

One tree hill

One tree hill è un telefilm intermedio e a tratti profondo, parla di due fratelli, Lucas e Nathan, figli dello stesso padre ma di madri diverse. Fra i due c'è odio, incomprensione e soprattuto rancore. Nathan ha avuto quel padre che Lucas non ha mai conosciuto, Lucas invece è cresciuto in un clima sereno e pacifico che Nathan non ha mai avuto. Nathan è il classico ragazzo viziato e arrogante,Lucas invece è lo stereotipo del bravo ragazzo, tutto libri e buoni sentimenti. Vedere come i due caratteri si intersecano col tempo è affascinante, i due crescono e alla fine del telefilm diventano amici.

ma non è solo questo la storia esamina le parti e le psicologie di tutti i personaggi, così se all'inizio il telefilm sembra diviso in personaggi buoni e cattivi, alla fine non è più cosi e ogni persona assume il suo carattere vitale e attivo crescendo con lo spettatore e mostrandogli le sue sfumature . il risultato non è affatto male e l'ambientazione nel mondo del basket rende il tutto piacevole e allegro.


La seconda serie però è un disastro, vederla fa male allo stomaco: se potete non guardatela.

Se la prima serie è intelligente e profonda, la seconda è banale, stereotipata e smielata fino al vomito. E' tutta dolcezza e buoni sentimenti, i personaggi ne escono snaturati e la noia regna sovrana. Non si salva niente: fa schifo. é una cosa che non dico mai di nessuna cosa, perché cerco sempre di vederne il lato positivo, qui non si può: è proprio terribile. se non vivete in una montagna in mezzo farfalle e caprette e se i monti non vi fanno ciao è inguardabile.


Quindi beh se vi capita vedete solo la prima serie


tutto qui

un bacio a tutti


postato da: wolfina84 alle ore 19:33 | link | commenti (2)
categorie: telefilm
venerdì, 21 settembre 2007

Veronica mars

Veronica Mars è un telefilm ben organizzato e con personaggi ben definiti e originali. La storia è semplice: una liceale ne passa di tutti i colori e si indurisce, prende a lavorare ai casi del padre e contemporaneamente ad indagare sulla morte della sua migliore amica, uccisa l'anno prima in modo misterioso. in ogni episodio Veronica indaga su un caso diverso, intanto la trama generale che collega tutti gli episodi va avanti svelando sempre nuovi dettagli e portando ad sospettare progressivamente di tutti i personaggi della storia, ma non del colpevole naturalmente!!! il finale della prima serie in cui si scopre l'assassino di Lilly è del tutto a sorpresa e d'effetto.

negli ultimi episodi il telefilm accelera di colpo trasformandosi in una serie di colpi di scena entusiasmanti che tengono attaccati alla sedia senza tregua.

I casi del giorno sono ben organizzati e ricchi di intrecci intelligenti e mai banali.I personaggi hanno caratteri ben delineati e originali.

Se la prima serie , però, è ben fatta, la seconda zoppica parecchio ed è poco credibile anche se ancora passabile. Sulla terza c'è da dire solo che se la potevano risparmiare: i caratteri dei personaggi sono stravolti e la serie vaga senza un senso ne una direzione precisa, i casi sono banali e prevedibili e ci sono episodi dedicati a personaggi che non hanno una logica. Una delusione totale insomma.


se decidete di vedere veronica mars quindi vi consiglio di fermarvi alla seconda serie o, ancora meglio, alla prima.


tutto qui un bacio a tutti


postato da: wolfina84 alle ore 19:09 | link | commenti (2)
categorie: telefilm
venerdì, 14 settembre 2007

Amleto

Ho un po' di soggezione a parlare dell'Amleto di Shakespeare, perché temo di rovinare un qualcosa di perfetto, alto puro con le mie non adatte parole. Ci proverò lo stesso, facendo prima un largo e profondo inchino a Shakespeare e alle sue opere che mi accompagnano nella vita dalla tenera età di 12 anni. (età in cui presa da Leonardo di caprio come tutti, lessi Romeo e Giulietta).Shakespeare è un qualcosa che ho nel sangue da sempre e che in ogni momento ho sentito vicino e capace di parlarmi attraverso le sue opere come fosse ancora vivo. ne ho letto opere, e ho visto al cinema e teatro rappresentazioni  ad esse ispirate, l'ho amato in modo con cui possono farlo anime che vibrano più o meno sulle stesse frequenze,ritrovando nelle suo opere sempre qualcosa di me o rivolto a me.lo considero un autore alto e perfetto , ma allo stesso tempo qualcosa di vicino ad un vecchio amico. mi avvicino alle sue opere pregustandone già il sapore , esaltandomi, crollando nella tragedia, saltando su sulla sedia ai nuovi sviluppi, rileggendo mille volte la stessa frase perfetta e illuminante, godendo di ogni parola scritta e di ogni concetto espresso , insomma amandolo in tutto e per tutto ..


detto questo..


La peculiarità di Shakespeare è la sua capacità di disporre fili invisibili per tutta la storia e poi, solo alla fine, con un gesto da maestro tirarli insieme facendone venire fuori una figura meravigliosa e inattesa . lo conosco ma mi lascia sempre a bocca aperta. E' un prestigiatore delle parole, un artista del colpo di scena trasformata in devastazione finale. nelle suo opere sono rappresentati sentimenti reali, amore , vendetta , rabbia, tutti intensi e tutti presenti e in qualche modo vivi. Sono tragedie , di conseguenza alla fine metà dei personaggi moriranno , è un fatto assodato, ma il modo in cui muoiono triste fatale, inatteso, spesso ingiusto lascia un retrogusto in bocca di fatalità, di destino avverso, di ingiustizia che fa riflettere..

ma non è assolutamente solo questo, in quest'opera ci sono riflessioni su tutti i temi importanti: dalla lealtà alla morta all'amore ma contemporaneamente c'è una certa ironia leggera e pungente, che a volte porta a ridere a volte a riflettere.. un esempio si presenta all'inizio dell'opera quando, dopo l'apparizione del fantasma del padre ,Amleto dice

AMLETO - Non c’è un pitocco in tutta Danimarca che non sia una perla di furfante.

ORAZIO - Ah, non c’è proprio che uno spettro uscisse dalla tomba, monsignore, per dirci questo.

o anche quando lo spettro del padre racconta ad Amleto la verità sulla sua morta e lui sussulta e il padre risponde così:

Ti trovo ben disposto; ma più fiacco

dell’erba grassa che ha pigre radici

sulle sponde del Lete tu saresti,

se questo non ti desse alcun sussulto.


L'opera insomma è un misto perfetto, come un cuoco abile, l'autore sa dosare ogni elemento creando un tutto complesso e ricco di sfumature che è possibile apprezzare solo rileggendo e prestando attenzione ad ogni parola scritta.. ma anche a livello superficiale l'opera rende moltissimo, secondo me il bello è proprio questo:è uno scritto che dà qualcosa a tutti qualunque sia il livello d'attenzione che gli si dedica. è come una cipolla, se non hai voglia di sbucciarla troverai in lui una bella trama, sei sei un tipo allegro apprezzerai l'ironia, se sei una persona attiva ne amerai l'azione, se sei un saggio le riflessioni.. Shakespeare è più di tutti un autore in grado di soddisfare qualunque lettore con qualunque pretesa, perché nelle suo opere c'è proprio tutto( tranne gli alieni verdi ma ok non si può avere tutto)e secondo me il motivo per il quale esso è tanto amato e conosciuto è proprio questo, la sua immensa eterogeneità che gli consente di esaltare ogni punto dell'animo umano senza saltarne nessuno.. ma ok parlare di questo è sfondare una porta aperta procediamo..

la trama è semplice.. Il fantasma del padre di Amleto torna per raccontare la verità sulla sua morte e chiedere vendetta contro il fratello che l'ha assassinato per prendere il suo posto sul trono.. Amleto si trova cosi a rivalutare tutti i suoi rapporti con lo zio e in generale col mondo, vorrebbe accontentare il padre ma esita, non si decide ad agire, è umano e sente e che l'impresa è troppo grande per lui.E' un personaggio leale, romantico, umano, sensibile .La scoperta della verità lo ossessiona ma non riesce a decidersi ad uccidere lo zio e trova mille scuse per non farlo. E' un personaggio che spicca fra gli altri per la sua intelligenza pungente , ma anche e soprattutto per la sua purezza in un contesto non proprio onesto. Quando si decide alla vendetta, uccide erroneamente la persona sbagliata e questo porterà ad una seria d'eventi che condurranno alla tragedia finale..

che altro posso dire?? poco credo.. voglio segnalarvi giusto le riflessioni che mi hanno colpito, verso la fine quando Amleto vede il becchino dissotterrare delle ossa la riflessione sulla morte, la parte in cui Amleto si paragona ad un flauto, il discorso ad Ophelia e naturalmente l'epico momento dell'essere o non essere..

Ma ho detto già troppo adesso lascio parlare lui . Ecco a voi alcuni brani dell'opera, e se vi dicono qualcosa, se vi emozionano , come hanno fatto con me non sarà tempo perso leggere l'opera originale..


Inizio con la parte più celebre quella in cui il protagonista riflettendo a voce alta(e non tenendo in mano un teschio come erroneamente si crede ) pronuncia le seguenti parole:


Essere, o non essere...

questo è il problema: se sia più nobil animo

sopportar le fiondate e le frecciate

d’una sorte oltraggiosa,

o armarsi contro un mare di sciagure,

e contrastandole finir con esse.

Morire... addormentarsi: nulla più.

E con un sonno dirsi di por fine

alle doglie del cuore e ai mille mali

che da natura eredita la carne.

Questa è la conclusione

che dovremmo augurarci a mani giunte.

Morir... dormire, e poi sognare, forse...

Già, ma qui si dismaga l’intelletto:

perché dentro quel sonno della morte

quali sogni ci possono venire,

quando ci fossimo scrollati via

da questo nostro fastidioso involucro?

Ecco il pensiero che deve arrestarci.

Ecco il dubbio che fa così longevo

il nostro vivere in tal miseria.

Se no, chi s’indurrebbe a sopportare

le frustate e i malanni della vita,

le angherie dei tiranni,

il borioso linguaggio dei superbi,

le pene dell’amore disprezzato,

le remore nell’applicar le leggi,

l’arroganza dei pubblici poteri,

gli oltraggi fatti dagli immeritevoli

al merito paziente,

quand’uno, di sua mano, d’un solo colpo

potrebbe firmar subito alla vita

la quietanza, sul filo d’un pugnale?

E chi vorrebbe trascinarsi dietro

questi fardelli, e gemere e sudare

sotto il peso d’un’esistenza grama,

se il timore di un “che” dopo la morte

- quella regione oscura, inesplorata,

dai cui confini non v’è viaggiatore

che ritorni - non intrigasse tanto

la volontà, da indurci a sopportare

quei mali che già abbiamo,

piuttosto che a volar, nell’aldilà,

incontro ad altri mali sconosciuti?

Ed è così che la nostra coscienza

ci fa vili; è così che si scolora

al pallido riflesso del pensiero

il nativo colore del coraggio,

ed alte imprese e di grande momento,

a cagione di questo, si disviano

e perdono anche il nome dell’azione.


La seconda parte che segnalo avviene quando GUILDENSTERN e ROSENCRANTZ cercano di estorcere a Amleto notizie sul motivo del suo malessere.Amleto non vuole e non può rispondere cosi prende un flauto e lo porge a Guildestern pregandolo di suonarlo. lui dice che non è capace e Amleto replica così:

Ebbene, vedi quanta poca stima

tu hai di me: pretendi di suonarmi,

pretendi di conoscere i miei tasti,

sradicarmi dal cuore il mio segreto,

vorresti farmi tutto risuonare

dalla nota più bassa fino al culmine

del mio registro... In questo strumentino

c’è tanta musica, suono eccellente,

eppure vedi, tu non sei capace

di trarlo fuori. Ma, sangue di Dio!,

credi ch’io sia più facile a suonare

d’una cannuccia? Tu mi potrai prendere

per qualunque strumento che vorrai,

tastarmi quanto vuoi: non puoi sonarmi.


e infine la terza parte:


Come m’accusan tutte le occasioni

che spronano la mia tarda vendetta!

Che cos’è mai un uomo

se del suo tempo non sa far altr’uso

che per mangiare e dormire? Una bestia.

Colui che ci ha dotati di una mente

sì vasta da vedere il prima e il dopo,

non ci largì questa capacità,

ed il divino don della ragione,

perché ammuffisca senz’essere usata.

Sia letargo bestiale o vile scrupolo

a farci pensar troppo sulle cose

(un pensare che, se diviso in quattro,

è saggezza soltanto per un quarto

e bassa codardia per gli altri tre),

io mi chiedo perché passo la vita

a ripetermi: “Questo s’ha da fare”,

quando per farlo ho causa, volontà,

e forza e mezzi. Ed a spronarmi a tanto

ci sono esempi grandi come il mondo:

ne sia testimonianza questo esercito,

massiccio d’uomini e d’armamenti,

guidato da un gentil giovine principe

che tutto gonfio di sacra ambizione

fa le boccacce all’invisibil fato,

esponendo ciò ch’è mortale e incerto

a tutto quello che Fortuna e Morte

ardiscono arrischiar contro di lui.

E tutto questo per un guscio d’uovo!

Vera grandezza non fu mai combattere

senza grandi motivi;

ma è pur grande trovar causa di lite

in una paglia, s’è in gioco l’onore.

Ed io qui, con un padre assassinato

e una madre insozzata, che sto a fare?

A lasciar sprofondati nel letargo

questi impulsi del sangue e della mente

e, a mia vergogna, riguardar la morte

sulla testa di ventimila uomini

che per capriccio o ricerca di gloria,

vanno alla tomba come al loro letto,

per un palmo di terra, insufficiente

puranche a contenerli tutti sopra,

o a ricoprirli quando saran morti.

Ah, siano sol di sangue i miei pensieri

d’ora innanzi, o non sian pensieri degni!


Ce ne sarebbero altre da segnalare ma copiare l'intera opera non si può cosi mi sono limitata a queste , spero vi siano piaciute e che questi stralci vi spingano a leggere l'opera.


beh tutto qui un saluto a tutti

a presto




postato da: wolfina84 alle ore 13:38 | link | commenti (4)
categorie: libri
mercoledì, 12 settembre 2007

fuga dal natale

Leggere Grisham dopo Tolstoj fa senza dubbio uno strano effetto, più o meno come bere coca cola subito dopo un bicchiere di vino pregiato. non che la coca cola non sia buona eh, solo nei primi minuti, o in questo caso nelle prime pagine, godi più delle differenze col primo assaggio che del sapore reale. lo stesso si può dire di questo libro che devo dire, mi è piaciuto abbastanza.

è un libro leggero, ironico e in certi punti paradossale. si legge velocemente e racconta di una famiglia che decide di saltare il natale e andarsene in crociera. la loro figlia è in Perù e il viaggio sembra un buon diversivo per evitare la malinconia e risparmiare qualche soldo(l'anno prima i krank hanno speso 6000 dollari di acquisti natalizi). da subito però sorgono delle difficoltà, bisogna infatti comunicare a tutti, vicini , amici, fornitori abituali, società benefiche che salteranno il natale. e questo non può non essere visto che come un gesto raccapricciante e deplorevole. ihih. naturalmente.

i Krank saranno gli unici a non montare un frosty sul tetto , gli unici a non comprare l'albero dai boy scout. non illumineranno il giardino di migliaia di luci ne lotteranno per i regali. no loro passeranno una vigilia serena tra loro , senza stress e poi il 25 partiranno per i Caraibi.

Va tutto bene ma.. all'improvviso la loro figlia decide di tornare senza preavviso col suo nuovo fidanzato e futuro marito, e allora partire non è più possibile, cosi i krank per amore della loro figlia cercheranno di organizzare un natale in 7 ore tra le risate del vicinato . Si fanno prestare un albero dai vicini, ma trovare un tacchino e un dolce è impossibile e cosi si decide di cenare con trota affumicata , ma il frosty cade giù dal tetto rompendosi e non ci sono regali per la figlia e il futuro marito, ne invitati per la cena della vigilia. il natale sembra distrutto quando... in un atto di rivincita e compassione i vicini decidono di aiutarli. prestano il tacchino, un nuovo frosty e i regali ,poi rinunciano ai loro piani e vanno a casa di krank per la vigilia. tutti collaborano con canti di natale, regali prestati e buon umore e la festa riesce in modo spettacolare cosicché la figlia e il futuro marito non sospettano niente. in un ultimo gesto natalizio Luther regala i biglietti per la crociera all' odiato vicino di fronte la cui moglie morirà tra 6 mesi di cancro.

è un libro delizioso e sarcastico , che dimostra in modo inequivocabile come l'ipocrisia e il consumismo siano in un modo o nell'altro destinati a vincere sull'intelligenza e il buon senso , e che, come fa notare Luther alla fine, questo non è poi cosi male (almeno nel caso del Natale)..

un libro medio allora per passare una mezz'oretta piacevole mentre si aspetta il turno all'ufficio postale e niente più, da leggere se non si ha niente di meglio da fare.

tutto qui

un grosso ciao a tutti


postato da: wolfina84 alle ore 18:04 | link | commenti (4)
categorie: libri

Anna Karenina

Anna karenina di Tolstoj è un libro fluido e, al contrario di quanto si potrebbe pensare dalle dimensioni e dall'autore ,facilmente comprensibile.. è ricco di descrizioni interiori mirabili e dettagliate, che ti permettono non solo di immaginare esteriormente il personaggio ma di entrargli dentro, smembrarlo, vederlo in tutte le sfumature e a volte in tutte le contraddizioni..

è un libro che emoziona, trascina, coinvolge .non destinato ad un equipe di geni ma a tutti, ha concetti profondi e complessi ma non inaccessibili ne ostici. La scelta delle parole è impeccabile e mentre si legge è sempre chiaro il senso di quello che l'autore sta dicendo(cosa che per esperienza so non succedere spesso). Il libro risulta così appassionante e scorrevole.

Anche il gioco dei tre nomi, tanto comune negli autori russi, in questo caso non ostacola la lettura. i nomi principali infatti sono molto semplici, corti e, oserei dire più europei di quelli classici che troviamo per esempio in Pasternak o in Dostoevskij .Abbiamo infatti una kitty , un Levin una Anna. nomi diretti e facili da ricordare insomma.

ho nominato prima il gioco dei tre nomi e immagino che chi non ha nessuna manualità con gli autori russi non capirà di cosa parlo.lo spiego in breve. nei libri russi accade spesso che la prima volta che appare un personaggio esso venga presentato col suo nome intero, mettiamo sia Stepan Arkad’ic Oblonskij. Continuando a leggere il personaggio verrà nominato come Stepan. Come Arkad'ic . come oblonskij. Come stepan Arkad'ic,Stepan Oblonskj o anche col sopranome, che in questo caso è Stiva.

Questo giochetto dei tre nomi( tre se tutto va bene) viene ripetuto con ogni personaggio e questo a lungo andare crea una certa confusione e spesso impedisce, soprattutto con i personaggi secondari, di identificare chiaramente il personaggio che parla. di conseguenza si è costretti a tornare indietro a rileggere o saltare il pezzo senza capire. Tutto questo per fortuna non accade con tolstoj perché, pur facendo come tutti il su citato giochetto , fa muovere la storia con pochi personaggi ben definiti dai nomi ,come ho detto su, più semplici da ricordare. Solo per questa cosa il libro ci guadagna tantissimo in leggibilità.
Oltre a questo c'è da dire che l'altezza , la profondità , la bellezza dei ragionamenti proposti da Tolstoj sono incredibili e scritti senza una parola di troppo. Tolstoj ha l'arte di esprimere pensieri nella giusta misura, cioè senza ne perdersi in tantissime parole ma neanche banalizzare il tutto in poche righe.

Tra tutti i personaggi, a mio avviso, spicca la figura di Levin . uomo idealista, timido , che si perde sempre in mille ragionamenti ed è impacciato in società . La sua evoluzione è bella da vedere , perché fra tutti lui è quello più umano, più vicino a noi ma allo stesso più unico e elevato di tutti gli altri. E' un personaggio che si presenta vivido davanti al lettore come un quadro dipinto, chiarissimo e delineato fin nei dettagli.
Anche se , c'è da dire, la sua evoluzione finale mi è sembrata parecchio forzata e troppo sdolcinata , ma ok è comunque un libro d'altri tempi(è stato pubblicato nel 1877) ed è normale che i parametri morali siano diversi.

A proposito di parametri morali mi viene in mente che forse(come mi ha fatto giustamente notare un amico) il suicidio di Anna è più dovuto al fatto che nell'800,per un senso di moralità comune, anche in un libro una peccatrice non potesse finire bene e che quindi l'autore sceglie questa fine più per le pressioni sociali che per la sua voglia di descrivere una situazione reale della donna. ma questa è un'interpretazione e potrei sbagliarmi. Tolstoj comunque non perde occasione di criticare l'ipocrisia cattolica( per esempio in karenin ) e degli aristocratici sempre pronti a puntare il dito e giudicare ma nel segreto dediti ai peggiori vizi e eccessi. Ritornando al suicidio c'è anche da dire che per una donna nella situazione di Anna perduto marito e amante c'era ben poco che ella potesse fare e che quindi in ogni caso farla suicidare è una soluzione realistica e appropriata alla storia. Anche se.. beh forse scricchiola un po' col carattere forte di Anna che quasi di colpo ( senza un passaggio attenuato almeno) diventa debole e impazzisce letteralmente di gelosia. Capisco la pressione sociale, la perdita del figlio, la solitudine, ma boh non mi convince, soprattutto perché essendo sia lei che Vronsky ricchi e abituati a viaggiare, avrebbero potuto lasciare per sempre la Russia e trasferirsi in un paese dove erano sconosciuti a tutti e dove avrebbero potuto con facilità rifarsi una vita, ma ok sono solo congetture, la storia così com'è è perfetta, poetica e nonostante tutto plausibile.

un altro aspetto da sottolineare nel libro è il contesto storico. Tutto il libro è imbevuto di storia russa naturalmente , ma alla fine si pone la questione serba e uno dei personaggi (Vronsky) deciderà per i sensi di colpa e il desiderio di morire di lasciare Pietroburgo e andare a combattere i turchi con altri volontari. Tutto questo aspetto è ben curato e utilissimo a contestualizzare i personaggi e , personalmente, l'ho trovato molto interessante.

Concludendo voglio dire che, con la sua trama vivace, i suoi profondi e intelligenti pensieri, i suoi ritratti psicologici e il suo stile impeccabile questo libro si è conquistato un posto nel mio cuore. sono una persona molto critica nei confronti di quello che leggo e questo non avviene spesso, ma questo libro è un vero capolavoro e l'ho già posizionato al primo posto tra i miei libri preferiti. conto di rileggerlo a breve e ,nel frattempo , sperando di essere riuscita a comunicarvi un po' di questa bellezza, vi consiglio di comprarlo e leggerlo, perché è un libro che senza dubbio merita.Fidatevi.


tutto qui

un bacio a tutti

uno smack

ps qui ne riporto alcune parti particolarmente belle:



"E anche se c’era una ragione per preferire la tendenza liberale a
quella conservatrice, cui si atteneva la maggioranza del suo ambiente, questa
consisteva non solo nel fatto che egli trovava la tendenza liberale più ragione-
vole, ma anche perché questa era in realtà più conforme al suo modo di vive-
re. Il partito liberale diceva che in Russia tutto andava male, ed in effetti Ste-
pan Arkad’ic aveva molti debiti e il denaro non gli bastava proprio. Il partito li-
berale diceva che il matrimonio era un’istituzione superata ed era necessario
riformarlo, e in realtà la vita familiare dava scarse soddisfazioni a Stepan Ar-
kad’ic e lo costringeva a mentire e a fingere, il che era affatto avverso alla sua
natura. Il partito liberale diceva, o meglio faceva intendere, che la religione era
soltanto un freno per la parte incolta della popolazione, e in realtà Stepan Ar-
kad’ic non poteva sopportare, senza che gli dolessero le gambe, neppure il più
piccolo Te Deum, e non poteva capire che senso avessero tutte quelle tre-
mende altisonanti parole sull’altro mondo, quando anche in questo era così
piacevole vivere. Inoltre a Stepan Arkad’ic, che amava gli scherzi ameni, face-
va piacere turbare talvolta qualche pacifico essere col dire, che se ci si vuole
inorgoglire della razza, non conviene fermarsi a Rjurik e rinnegare il progenito-
re, la scimmia. Dunque le opinioni liberali erano divenute un’abitudine per Ste
pan Arkad’ic e gli piaceva il suo giornale, così come il sigaro dopo il pranzo,
per quella leggera nebbia che gli generava in testa."

Questa parte si riferisce invece al momento in cui Levin trova una risposta, con la fede al senso della sua vita:

Questo nuovo sentimento non mi ha cambiato, non mi ha
reso felice, non mi ha rischiarato a un tratto, come sognavo, pro-
prio come il sentimento per mio figlio. Anche qui non c’è stata
nessuna sorpresa. E fede o non fede, non so cosa sia, ma questo
sentimento è entrato in me egualmente inavvertito, attraverso la
sofferenza, e si è fermato saldamente nell’anima.
Mi arrabbierò sempre alla stessa maniera contro Ivan il
cocchiere, sempre alla stessa maniera discuterò, esprimerò a
sproposito le mie idee, ci sarà lo stesso muro fra il tempio
dell’anima mia e quello degli altri, e perfino mia moglie accuserò
sempre alla stessa maniera del mio spavento e ne proverò rimor-
so; sempre alla stessa maniera, non capirò con la ragione perché
prego e intanto pregherò, ma la mia vita adesso, tutta la mia vita,
indipendentemente da tutto quello che mi può accadere, ogni suo
attimo, non solo non è più senza senso, come prima, ma ha un in-
dubitabile senso di bene, che io ho il potere di trasfondere in es-
sa!”.


Questa invece è una riflessione fatta a teatro:

Ma quanto più egli ascoltava la fantasia di Re Lear, tanto più si senti-
va lontano dalla possibilità di formarsene una opinione definitiva. Senza posa
cominciava, come se si preparasse l’espressione musicale d’un sentimento,
ma subito si scomponeva in nuovi frammenti di frasi musicali, accennate, e a
volte in suoni per null’altro legati se non che per capriccio del compositore, e
straordinariamente complessi. Ma anche gli stessi frammenti di queste frasi
musicali, a volte buone, erano spiacevoli, perché del tutto inaspettati e non
predisposti. L’allegria e la tristezza, la disperazione e la tenerezza e il trionfo
comparivano senza alcun diritto, come i sentimenti di un folle. E, nello stesso
tempo, come nel folle, questi sentimenti passavano inaspettatamente.



postato da: wolfina84 alle ore 10:11 | link | commenti
categorie: libri