Ho appena finito di leggere il libro Ziggy di Dennis Cooper, non so se qualcuno d i voi l’ha mai letto.. è un libro che è fuori produzione ma che sono riuscita a trovare su internet lo stesso..
Calhoun mi piace perché è freddo, distaccato da tutti, vorrebbe dare di più, soprattutto a Ziggy, ma a paura di farsi coinvolgere troppo..
Cioè lo so sembra strano, ma alla fine questo libro parla di un amicizia tra due ragazzi, e beh nonostante tutto leggerlo mi ha lasciato un retrogusto dolce.. mi è piaciuto abbastanza come libro..
Forse da rifinire in alcune parti troppo arzigogolate e poco comprensibili ma nel complesso niente male, leggerlo è come entrare in una tempesta, si è mitragliati da emozioni, pensieri , storie.. frasi brevi e dirette, quasi lapidarie per descrivere una realtà complessa e piena di sfumature.. E’ senza dubbio un libro da leggere..
Tutto qui
Un bacino a tutti
Buon weekend
Ehi ragazzo,sveglia, c’è la polizia fuori
I cespugli frusciano, spaccati dai manganelli
Gli agenti bussano alla porta,ragazzo
E noi dobbiamo sbarazzarci dell’eroina
Ma non sei solo fatto, sei in overdose
Freddo al mio tocco, non hai più dei begli occhi
Mi trascino fuori dal sonno,ragazzo,
ma il tuo trip deve averti ammazzato
angelo dello spazio, scaltro e infelice
volevi un mondo tutto per te
e io ti aiutavo, anche se il cuore mi diceva di no
e ora pagherò per la mia gentilezza
ehi ragazzo, la polizia ci ha accerchiato
stupido tossico, dicono,
e io andrò in prigione per sempre,ragazzo,
per averti mantenuto nel vizio.
Ma questa storia non èvera, è un messaggio
Per qualcuno che conosco che non vuol ascoltare
I suoi amici, la verità, e neppure se stesso
Hai tanto da dare, ragazzo, smettila di farti.

Nel folklore statunitense , lo Squonk è una misteriosa creatura che abita nelle foreste di conifere della Pennsylvania settentrionale. Gli Squonk sono esseri di brutto aspetto e tristi, che piangono in continuazione, lasciando alle proprie spalle una scia di lacrime.
Lo Squonk è un membro della vasta famiglia delle "creature paurose"( fearsome critters ) che, nel folklore americano, abitano le foreste da legname . Queste leggende si sono sviluppate soprattutto nel XIX secolo , probabilmente come mitizzazione dei pericoli reali con cui i boscaioli avevano a che fare nelle regioni isolate e ancora selvagge in cui si trovavano a svolgere il proprio lavoro.
Il primo resoconto scritto sullo Squonk si trova nel libro diWilliam T. Cox fearsome creatures of the lumberwoods ,with a few desert and mountain beasts (1910). Secondo Cox, lo Squonk è di colore scuro e ha una pelle cadente, coperta di verruche e di nei , che lo rendono estremamente brutto a vedersi. Lo si incontra soprattutto al crepuscolo ; il suo pianto ininterrotto proviene spesso dall'ombra degli alberi di tsuga . Se viene catturato, o spaventato, si dissolve in lacrime; per questo motivo ha meritato il "nome scientifico" di Lacrimacorpus dissolvens.

Oggi sono andata ad una conferenza filosofica dal titolo il kairós: riflessioni su tempo e temporalità tra filosofia, teologia e politica. E’ stato senza dubbio un incontro"pesante" un pò per i lunghi interventi(in tutto due ore e un quarto senza pausa) sia perché i primi "oratori" amavano annegarci nei paroloni che inseriti lì per lì in un contesto alquanto complesso rallentavano, a mio avviso , la capacità di comprensione dei comuni mortali non pratici di filosofia. nonostante questo è stato un incontro indubbiamente interessante.faccio un veloce riassunto sotto scusandomi per le eventualità bestialità che potrei scrivere, ma purtroppo non conosco molto di filosofia e non ho preso appunti. Quindi perdonate gli eventuali errori.
i greci traducevano la parola tempo con tre accezioni:
-Krono, è il tempo quotidiano scandito in successioni di istanti, di ore, di giorni.successioni che possono essere interrotte da eventi(ma questo si vedrà dopo)
-Aionè l' età, lungo tempo, secolo, eternità. È il tempo della vita, lo slancio vitale, dunque il tempo della morte; infatti il tempo è innanzitutto durata limitata della vita.
-infine kairòs è il tempo giusto, adatto, il momento propizio, la buona occasione.quella che va presa al volo. Nell'iconografia tardo-antica Kairòs è rappresentato da un giovanetto,con ali su caviglie e schiena, e con un ciuffo sul capo (che permette di "afferrare l'attimo"). Kairòs tiene in mano una bilancia.(potete vedere una sua immagine sotto)
capito questo e spiegto il titolo della riunione, tre persone hanno espresso le loro opinioni sull'argomento.siamo passati da una visione più laica del prof roberto fai, che ha citato nietzsche(la visione e l'enigma di cosi parlò Zarathustra) e sciacca. a una visione più cattolicizzante di caterina resta e felice scalia. la prima si è soffermata maggiormente sulle lettere di paolo agli apostoli e la conseguente situazione "d'attesa"di un ritorno di cristo dei primi cristiani, situazione critica visto che il kairos è per definizione qualcosa d'inatteso e quindi l'arrovellarsi troppo, contando i giorni, entrava in contrasto con l'idea di base del cristiano che deve essere sempre pronto perché non sa quando la fine potrà arrivare.(mi scuso ancora per i termini troppo terra terra che uso , ma sono un pò inesperta in questo) lei ha ragionato su questo. infine scalia si è concentrato su i vari kairòs che dio ci mette davanti come "speranze", strumenti che ci aiutano ad essere quello che lui vorrebbe noi fossimo. Anche se la nostra vita è inutile e di fatto non ha uno scopo, e quello che facciamo o non facciamo in pratica non cambia niente. Quindi.. facciamo davvero solo tutto per vanto?diciamo che tutto quello che si è detto è spostato un pò spinto a dare una risposta a questo quesito.
si è parlato di questo insomma..
il discorso comunque è lungo è complesso e non pretendo di riportare qui tutte le sfumature di pensiero.
Voglio però portarvi un breve riassunto di quanto detto su la visione e l'enigma di cosi parlò Zarathustra. lo scrivo( aiutandomi con internet dove non ricordo bene) perché è un discorso che mi ha colpito parecchio.
Zarathustra e il nano(che dovrebbe rappresentare i valori della morale che rendono la vita un insieme di costrizioni e di doveri.) che lo accompagna si trovano su un impervio sentiero di montagna( l'uomo deve essere duro con se stesso, per poter smettere di guardarsi dentro e iniziare a guardare al di là) di fronte un cartello con la scritta “attimo”, simboleggiante il presente, e due sentieri che rappresentano il passato e il futuro. Zarathustra e il nano parlano del tempo, per il nano il tempo è una successione, che si ripiega su se stessa dando luogo a un circolo, che nel suo insieme è l'eternità. Per Nietzsche, al contrario, ogni istante è l'eternità ed è, in quanto tale, salvezza o dannazione eterne. Deve perciò essere vissuto di per sé, proprio perché tornerà in eterno.
occhio però per Nietzsche gli attimi della vita presente non sono quelli già vissuti che tornano, ma quelli che diverranno eterni. L'eterno ritorno non deve essere interpretato, nel significato stoico, come destino (tutto è già avvenuto e si ripeterà nello stesso modo), ma come creazione (ciò che adesso io faccio tornerà in eterno).
La scena cambia e Zarathustra ha una specie di visione: c’è un uomo che dorme con un serpente in bocca, Zarathustra cerca invano di toglierlo e alla fine urla all’uomo di mordere la testa del serpente, l’uomo lo fa e alla fine si trasforma in una creatura ridente.
questa scena è cupa, oppressiva, questo avviene perché Il pensiero dell'eterno ritorno porta con sé, per l'uomo non ancora trasformato, prospettive angoscianti. La metafora del serpente che ha conficcato i denti nella gola del pastore viene chiarita da Nietzsche in un successivo capitolo dello Zarathustra, Il convalescente. "Il grande disgusto per l'uomo - ciò mi soffocava e mi era strisciato dentro le fauci". Il disgusto, spiega subito dopo, è per "l'uomo piccolo", che fa piccole cose sia nel male che nel bene, per il quale tutti gli attimi della vita sono allo stesso livello, sostanzialmente indifferenti. Se tutto è destinato a tornare, anche l'uomo piccolo tornerà in eterno.
Ogni uomo è piccolo prima di aver compreso l'eterno ritorno, lo stesso pastore della metafora, cioè Zarathustra: il pensiero dell'eterno ritorno rende terribili gli "attimi piccoli" che hanno costituito la vita e impone una trasformazione. Infatti, finché si è convinti che l'importante sia il significato complessivo della vita, o il fatto che preluda alla salvezza eterna, i singoli istanti sono irrilevanti. Ma se si accetta l'eternità di ogni attimo, quelli considerati insignificanti diventano terribili, perché torneranno in eterno nella loro mediocrità.
Il serpente che si insinua nelle fauci è appunto il pensiero della vita vissuta come un insieme di attimi insignificanti, nell'attesa che la loro somma produca qualcosa di sensato, o, come sostiene il cristianesimo, che la miseria della vita terrena prepari un'esistenza autentica dopo la morte.
Il morso dato al serpente è il rifiuto di questa dinamica, il suo rovesciamento. Ogni istante ha valore in quanto tale e ad ogni momento della propria vita occorre dare un senso. Accettare ciò implica una metamorfosi, vuol dire andare oltre l'uomo. Dopo essersi liberato dal serpente, il pastore è un uomo nuovo, anzi, un superuomo; egli ride, accetta ogni momento della vita per se stesso, senza derivarne il senso dal passato o dal futuro.
tutto qui
uno smack a tutti
buonanotte


Le candele - Costantinos Kavafis
Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese,
dorate, calde e vivide.
Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente:
le più vicine danno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte.
Non le voglio vedere: m’accora il loro aspetto,
la memoria m’accora del loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.